Etiopia: Abiy Ahmed promette supporto alla pace in Libia

Pubblicato il 19 ottobre 2019 alle 6:44 in Etiopia Libia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha incontrato, venerdì 18 ottobre, il presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khalid al-Mishri, esprimendo tutto il suo supporto al processo di pace nel Paese nordafricano e al lavoro svolto in tale direzione da varie organizzazioni regionali e internazionali. “Ha incoraggiato i libici ad essere forti e uniti nel promuovere la pace nel loro paese”, ha reso noto l’Ufficio del primo ministro di Addis Abeba con un tweet.

Durante l’incontro, al-Mishri si è congratulato con Abiy per aver vinto il premio Nobel per la Pace e gli ha chiesto al premier l’appoggio politico del governo etiope per incoraggiare i suoi continui tentativi di stabilizzare la Libia. Il presidente dell’Alto Consiglio di Stato ha anche fatto visita al ministro degli Affari Esteri dell’Etiopia, Hirut Zemene, per discutere questioni bilaterali di interesse comune tra i due Paesi.

Abiy Ahmed è stato proclamato vincitore del premio Nobel per la Pace venerdì 11 ottobre. Secondo quanto emerso da dichiarazione ufficiali, i membri del comitato hanno riconosciuto l’impegno del premier africano nel portare avanti i negoziati di pace con l’Eritrea e nel promuovere la firma di un accordo che ha messo fine alla lunga impasse politica e militare tra i due vicini del Corno d’Africa.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar aveva intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale Tripoli. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli. L’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile, rappresenta la risposta del governo tripolino, e mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’ultima ondata di violenti combattimenti tra le due fazioni, che ha avuto inizio il 4 aprile, ha causato la morte di 1093 persone, tra cui anche civili, ed il ferimento di altri 5762. Stando alle cifre Onu, sono, invece, 120.000 gli sfollati causati dal conflitto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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