Balcani: la Francia si oppone all’ingresso in UE, si teme l’interferenza di Russia e Cina

Pubblicato il 19 ottobre 2019 alle 6:02 in Balcani Europa Francia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha bloccato, venerdì 18 ottobre, l’avvio dei negoziati formali per l’ingresso in Unione Europea di Albania e Macedonia del Nord, nonostante la preoccupazione in merito al possibile ruolo futuro di Russia e Cina.

È quanto annunciato, venerdì 18 ottobre, da Reuters, il quale ha riportato gli ultimi sviluppi del vertice del Consiglio europeo di Bruxelles, durante il quale i leader degli Stati membri dell’UE si sono riuniti per decidere dell’eventuale inclusione nel blocco comunitario dei due Paesi balcanici.

La Macedonia del Nord, l’Albania e altri 4 Paesi balcanici, ovvero Bosnia, Kosovo, Montenegro e Serbia, cercano da tempo di entrare a far parte dell’UE. Tuttavia, nonostante alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, siano promotori dell’inevitabilità dell’allargamento dell’Unione ai Paesi balcanici, altri, tra cui i Paesi Bassi, non sono ancora convinti che siano maturi i tempi perché ciò avvenga.

Data la mancanza di pareri concordanti, Reuters riporta che il dibattito sull’avvio dei negoziati per l’accesso di Albania e Macedonia del Nord, iniziato giovedì 17 ottobre e terminato nelle prime ore di venerdì 18, è stato caratterizzato da toni accesi, secondo quanto rivelato da un funzionario europeo.

Tra i leader che hanno ostacolato l’avvio dei negoziati, Macron si è posto in prima linea, dichiarando con fermezza che le richieste di ammissione di Albania e Macedonia del Nord non potranno andare avanti fin quando l’UE non cambierà i criteri sui tempi e sulle modalità di verifica del rispetto da parte dei Paesi candidati dei termini di adesione. Tali termini spaziano dalla politica economica, ai diritti umani e allo stato di diritto.

In merito alla ferma posizione di Macron, un funzionario europeo ha rivelato che il presidente francese “è rimasto fermo sulla sua posizione nonostante la Germania e altri Paesi abbiano tentato di elaborare nuove condizioni”.

Anche il premier italiano, Giuseppe Conte, si è espresso sulla decisione di non procedere con l’avvio dei negoziati per l’ingresso di Albania e Macedonia del Nord, il che è stato definito come “un errore storico”. Conte, da parte sua, si è dichiarato “molto deluso” da quanto deciso dai colleghi europei, dato che l’avvio dei negoziati era, secondo il premier italiano, necessario.

Anche il premier belga, Charles Michel, non si è detto soddisfatto sulla decisione ultima del Consiglio, dal momento che l’ingresso dei Paesi balcanici rappresenta un “tema di importanza strategica”, motivo per cui “si dovrà tornare a discuterne più avanti”.

Dei Paesi della regione balcanica occidentale, la Croazia è già entrata nell’Unione Europea nel 2013. L’esecutivo europeo, ovvero la Commissione, però, desidera che anche le altre repubbliche ex-Iugoslave entrino nel blocco comunitario, al fine di scongiurare quella che viene percepita come la crescente affermazione e influenza di Cina e Russia.

Una simile visione era stata portata all’attenzione dei leader europei anche dal premier della Macedonia del Nord, Zoran Zaev, il quale, alla vigilia del summit del Consiglio europeo, aveva dichiarato che la Cina e la Russia avrebbero “riempito il vuoto” lasciato dall’UE in caso di mancato avvio dei negoziati. Per tale ragione, Zaev aveva invitato i leader dei 28 Paesi a non “spegnere le luci” della bandiera dell’UE.

Anche il ministro degli Esteri della Macedonia del Nord, Nikola Dimitrov, ha dichiarato che “il minimo che l’UE deve alla regione è essere chiara”, ovvero “se non c’è più consenso sul futuro europeo della regione dei Balcani occidentali, i cittadini devono saperlo”.

Tutti gli Stati dell’Unione, eccetto la Francia, si erano espressi positivamente sull’avvio dei negoziati di accesso per la Macedonia del Nord. Per procedere, tuttavia, è richiesta l’unanimità. Il parere positivo degli altri 27 Stati membri era dipeso dal riconoscimento dell’abilità della Macedonia del Nord nel porre fine alle dispute con i Paesi confinanti, dopo che Skopje aveva cambiato il proprio nome da “Macedonia” a “Macedonia del Nord”, risolvendo la disputa con la Grecia sorta a causa dell’omonima regione ellenica. Parallelamente, Gli Stati membri dell’UE avevano riconosciuto i progressi di Skopje nell’ambito delle riforme implementate.

Per quanto riguarda l’Albania, invece, ad opporsi sono stati 3 Stati membri, ovvero Francia, Danimarca e Paesi Bassi. I tre pareri negativi sono scaturiti dalla necessità, a detta di Parigi, Copenhagen e Amsterdam, di maggiore impegno da parte di Tirana nel contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata.

Stando a quanto riportato da Reuters, Parigi sostiene che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione. In particolare, le principali sfide che secondo Parigi l’Europa deve affrontare in questo momento storico sono quattro. La prima è l’uscita del Regno Unito. La seconda è la Cina, vista come “rivale strategico” e la Russia, considerata fonte di minacce in materia di sicurezza. Infine, Parigi ha citato il fenomeno migratorio.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.