Turchia: Conte chiama Erdogan, “Via le truppe dalla Siria”

Pubblicato il 18 ottobre 2019 alle 6:25 in Italia Siria Turchia

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Il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Giuseppe Conte, ha avuto un lungo colloquio telefonico con il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdoğan. Durante il colloquio, Conte ha chiesto di interrompere l’operazione in Siria.

È quanto si apprende da una nota del governo italiano, con la quale è stato comunicato che “Conte ha invitato con forza il leader turco ad interrompere l’incursione militare nel nord est della Siria e a ritirare immediatamente le truppe”. Questa la posizione unitaria “del governo, delle forze politiche e dell’opinione pubblica italiana”, si legge nella nota stampa.

Il governo ha altresì annunciato che nel corso del colloquio telefonico, Conte ha “richiamato l’attenzione del Presidente Erdogan sugli effetti negativi e controproducenti che questa iniziativa unilaterale sta producendo in termini di crisi umanitaria, sofferenza delle popolazioni locali e relativo esodo”. Per tali ragioni, è ancora più fermo l’invito rivolto al capo di Stato turco in merito al ritiro delle “truppe dall’area, per evitare un ulteriore peggioramento della crisi umanitaria, la compromissione della comune lotta contro Daesh e grave pregiudizio agli sforzi delle Nazioni Unite in vista di una soluzione politica”.

Per l’Italia, ha rivelato il governo, così come per l’intera comunità internazionale, costituiscono “priorità irrinunciabili” la “protezione della popolazione civile, già duramente provata da anni di conflitto, e la risoluzione dei conflitti”. In virtù di ciò, Conte ha “esortato ripetutamente il Presidente Erdoğan a svolgere con responsabilità il ruolo geopolitico e di alleato NATO che la Turchia strategicamente detiene, nell’interesse collettivo di stabilizzazione dell’intera regione”.

Il colloquio telefonico, secondo quanto rivelato da ANSA, è durato oltre un’ora e, stando alle informazioni in possesso da ANSAmed, “non sono mancati momenti di forte tensione, data la ferma e reiterata richiesta da parte di Conte in merito all’interruzione dell’intervento militare”.

L’operazione “Fonte di pace” è stata avviata il 9 ottobre nel Nord-Est della Siria dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e mira a contrastare le milizie curde presenti nell’area, considerate da Ankara una minaccia per l’integrità territoriale siriana. In particolare, l’obiettivo dell’operazione è porre fine ad un “corridoio terroristico”. Inoltre, secondo funzionari turchi, il fine è altresì creare una zona sicura che si estende dal fiume Eufrate a Ovest, fino alle città di Jarabulus e al-Malikiyah, nell’estremo Nord della Siria, con una lunghezza pari a circa 450 chilometri.

In merito all’operazione lanciata da Erdogan, nel corso del discorso al Senato del 16 ottobre, Conte aveva già dichiarato che “l’intervento militare turco nel Nord-Est della Siria” sta “mettendo a rischio la stabilità e la sicurezza dell’intera regione, causando nuove sofferenze ai civili ed ulteriori sfollati e ostacolando l’accesso dell’assistenza umanitaria”. Allo stesso tempo, l’intervento di Erdogan, ha commentato Conte, sta mettendo “a serio rischio le prospettive del processo politico, che era in corso guidato dalle Nazioni Unite, per la pace in Siria e i progressi finora raggiunti dalla Coalizione globale anti-Daesh”.

Per queste ragioni l’Italia, aveva dichiarato Conte, “ha subito dato seguito al provvedimento di sospensione di export di armi alla Turchia” e ritiene “che si debba agire con la massima determinazione”, specie a livello europeo, “per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano, in particolare curdo, e per contrastare azioni iniziative destabilizzanti della regione.”

Il processo politico in Siria aveva raggiunto un importante risultato dopo che lo scorso 23 settembre il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, aveva annunciato che il governo della repubblica democratica siriana e la commissione per i negoziati avevano raggiunto un accordo per l’istituzione di un comitato costituzionale, il cui lavoro sarebbe stato facilitato dalla sede Onu di Ginevra.

A tale riguardo, l’Agenzia europea per il servizio esterno (EEAS) aveva sottolineato che “una soluzione politica sotto l’egida dell’ONU è l’obiettivo che l’Unione ha sempre sostenuto”, soprattutto perché, come evidenziato dall’Alto rappresentante, Federica Mogherini, “a questo conflitto non verrà mai posta fine con le armi”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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