Messico: arresto del figlio di El Chapo provoca il caos a Culiacán

Pubblicato il 18 ottobre 2019 alle 11:44 in America Latina Messico

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Uno scontro tra membri della Guardia Nazionale e narcotrafficanti, tra cui Ovidio Guzmán, uno dei figli di Joaquín El Chapo Guzmán, leader del cartello Sinaloa, ha scatenato il terrore per le strade di Culiacán, nel nord del Messico. L’incertezza e il caos si sono impossessate della capitale dello stato di Sinaloa e si sono diffusi in tutto il paese nella misura in cui le immagini delle sparatorie, con armi di alto calibro, sono diventate virali tramite i social network. Inizialmente, era stato reso l’arresto del figlio di El Chapo e ore dopo è stata comunicata la sua liberazione, presumibilmente in modo che gli scontri non aumentassero di entità, senza che questo comunque ponesse fine agli scontri, almeno fino a mezzanotte, quando il governo locale ha ufficialmente comunicato che controllava nuovamente l’ordine pubblico.

La confusione su ciò che è accaduto è totale, riferisce la stampa messicana. Secondo la versione ufficiale, divulgata dal ministro della Pubblica Sicurezza, Alfonso Durazo, una pattuglia della Guardia Nazionale, composta da circa 30 membri, stava conducendo un pattugliamento di routine nella suddivisione di Tres Ríos, a Culiacán, quando, intorno alle 15:30 ora locale è stata attaccata con spari da una casa privata. I militari, sempre secondo la versione di Durazo, hanno respinto l’attacco e preso il controllo della casa. All’interno c’erano quattro persone. “Uno è stato identificato come Ovidio Guzmán” – ha detto Durazo. Foto di Guzmán agli arresti hanno iniziato a circolare sui social media.

Dopo questo primo scontro diversi gruppi la circondarono “con una forza maggiore di quella della pattuglia”, ha spiegato Durazo. “Allo stesso tempo, altri gruppi hanno compiuto azioni violente contro la cittadinanza in varie parti della città generando una situazione di panico” – ha detto il ministro. Di fronte a questa situazione, il segretario ha affermato che è stato deciso di “sospendere le azioni” di polizia per salvaguardare la popolazione di Culiacán, una città di 800.000 abitanti, senza chiarire se ciò implicasse il rilascio del narcotrafficante detenuto.

Poco dopo l’apparizione di Durazo, a causa della confusione generata dalle sue parole, diversi media messicani iniziarono a denunciare il rilascio del figlio di El Chapo. L’avvocato della famiglia dello spacciatore assicurava a Milenio Televisión che la famiglia era calma, perché era stato in grado di parlare con Ovidio, facendo lasciar intendere che fosse stato rilasciato. 

Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha rifiutato di commentare l’accaduto a Culiacán prima di salire a bordo di un aereo commerciale diretto nello Stato di Oaxaca. Quando è atterrato, López Obrador ha semplicemente affermato che il Consiglio di sicurezza nazionale riferirà i fatti.

Non è stato reso noto il numero ufficiale delle vittime, secondo la stampa una trentina di persone sono rimaste ferite. Il segretario alla Sicurezza dello stato di Sinaloa, Cristóbal Castañeda, tuttavia, ha assicurato che ci sono “diversi” morti. I cittadini diffondono immagini in cui si vedono uomini abbattuti sul marciapiede, veicoli in fiamme, blocchi stradali e camion con uomini pesantemente armati che circolano in pieno giorno e lungo i viali principali con fucili Barret installati sulla piattaforma di un furgone.

Castañeda ha confermato che oltre agli scontri c’è stata un’evasione di massa dal carcere cittadino. Tra 2o e 30 detenuti sono fuggiti dalla prigione, quattro sono stati riarrestati giovedì sera. Per ore, gli scontri hanno seminato il terrore in scuole, strade, ristoranti e centri di lavoro da giovedì a mezzogiorno fino al tardo pomeriggio. Le autorità hanno anche annullato la partita di calcio che la squadra locale, Dorados de Culiacán, avrebbe giocato contro l’Atlantide di Cancún. Nessuna delle squadre ha potuto lasciare gli hotel a causa della violenza scatenata. Anche il trasporto pubblico è stato sospeso. Nella notte le strade della città erano completamente deserte e c’erano diversi veicoli in fiamme, ma non si sentivano più scontri a fuoco.

Il figlio di El Chapo Guzmán, Ovidio Guzmán, è considerato uno dei numerosi successori dell’attività di suo padre dopo il suo arresto e la successiva estradizione negli Stati Uniti. Dopo un’epurazione interna al cartello di Sinaloa, il gruppo criminale tenta di recuperare l’egemonia nella parte centro-settentrionale del Messico, contestata dal cartello Jalisco Nueva Generación.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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