Libia: Al-Sarraj denuncia a Mosca la presenza di mercenari russi in Libia

Pubblicato il 18 ottobre 2019 alle 12:12 in Libia Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il capo del Consiglio presidenziale libico, Fayez Al-Sarraj, ha confermato che il suo governo ha inviato un reclamo a Mosca per denunciare la presenza di mercenari russi nel Paese nordafricano a fianco delle forze di Khalifa Haftar, impegnate da mesi in un’offensiva contro Tripoli. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Libya Observer, Al-Sarraj ha dichiarato che i funzionari del governo tripolino hanno parlato della questione dei mercenari con i loro omologhi russi e, in tale occasione, il primo ministro ha affermato: “Le nostre forze hanno arrestato mercenari africani che combattevano per le forze di Haftar e hanno sequestrato diverse proprietà di mercenari russi”. Al-Sarraj ha poi negato che ci siano mercenari schierati con le forze armate del governo di Tripoli e ha aggiunto: “Noi non schieriamo mercenari. Ci difendiamo con i giovani e le unità dell’esercito regolare”.

Al-Sarraj ha invitato la comunità internazionale e le Nazioni Unite a prendere una posizione ferma contro i crimini commessi da Haftar, sottolineando che il suo governo sta documentando tutte le violazioni del diritto umanitario perpetrate dalle milizie rivali per portarle davanti alle organizzazioni regionali e internazionali e far condannare i responsabili. “Non ci saranno negoziati con coloro che hanno commesso crimini di guerra. Negli ultimi anni, ho incontrato Haftar per raggiungere una soluzione politica, ma lui ha solo utilizzato espedienti per guadagnare tempo”, ha osservato Al-Sarraj. Il premier, d’altro canto, ha lodato gli sforzi del cancelliere tedesco Angela Merkel per cercare di trovare una strategia comune volta alla stabilizzazione della Libia e ha aggiunto che i negoziati futuri non seguiranno lo stesso schema di quelli antecedenti al 4 aprile, data d’inizio dell’offensiva di Haftar su Tripoli.

Sono diverse le fonti locali e internazionali che hanno confermato il coinvolgimento di mercenari russi nei combattimenti libici a fianco delle forze di Khalifa Haftar. Molte di queste hanno osservato che le milizie erano reclutate principalmente dal gruppo Wagner, un oscuro appaltatore militare privato legato a Evgenij Prigozhin, ricco uomo d’affari russo altresì noto come “lo chef di Putin”, per esercitarsi insieme alle truppe del comandante di Tobruk e per attivare i droni. Il 4 ottobre, il quotidiano inglese The Times aveva riferito che decine di mercenari legati al Cremlino erano stati uccisi in un attacco aereo.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar aveva intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale Tripoli. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli. L’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile, rappresenta la risposta del governo tripolino, e mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

È del 15 ottobre l’intervista rilasciata da Haftar, in cui il generale ha dichiarato che il futuro della Libia dipende dal futuro di Tripoli e che ciò che sta facendo è difenderlo e non attaccarlo. Nella medesima occasione, il capo dell’LNA ha affermato che la proliferazione di armi e milizie nella capitale rimane una delle questioni più importanti che richiede un trattamento radicale urgente. “Ciò che stiamo facendo a livello diplomatico è convincere il mondo che la soluzione politica deve essere preceduta da un’operazione chirurgica che porti allo smantellamento e al disarmo delle milizie, oltre che a porre fine al terrorismo” sono state le sue parole.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’ultima ondata di violenti combattimenti tra le due fazioni, che ha avuto inizio il 4 aprile, ha causato la morte di 1093 persone, tra cui anche civili, ed il ferimento di altri 5762. Stando alle cifre Onu, sono, invece, 120.000 gli sfollati causati dal conflitto.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.