Giappone: in arrivo forza militare di autodifesa nel Golfo

Pubblicato il 18 ottobre 2019 alle 16:25 in Giappone Iran

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Il Giappone ha deciso di inviare la sua forza militare nello Stretto di Hormuz, in funzione di autodifesa, per garantire maggiore sicurezza alle navi che attraversano la regione. L’annuncio, emesso dal segretario di gabinetto, Yoshihide Suga, ha chiarito che la forza non si unirà alla coalizione a guida statunitense creata per assicurare il passaggio delle navi mercantili attraverso il Golfo, ma agirà in modo indipendente. Tale decisione risulta in linea con quanto era stato precedentemente ipotizzato da vari media giapponesi, secondo cui Tokyo non si sarebbe unito al suo alleato americano nella missione di sicurezza nelle acque del Medio Oriente a causa dei suoi legami economici con l’Iran, fondamentale produttore di petrolio.

“Non ci uniremo agli Stati Uniti, ma collaboreremo a stretto contatto con loro”, ha dichiarato Suga in conferenza stampa, venerdì 18 ottobre. “Le risorse della Forza di autodifesa nazionale garantiranno la sicurezza delle navi appartenenti al Giappone”, ha aggiunto.

Secondo le affermazioni del segretario di gabinetto, il governo di Tokyo ha cominciato a considerare l’idea di inviare forze di difesa militare nelle acque del Golfo in seguito all’attacco di cui è stata vittima il 13 giugno una petroliera giapponese, la Coraggiosa Kokuka, colpita da una carica esplosiva. Gli Stati Uniti, in tale occasione, avevano accusato l’Iran di stare dietro all’attacco ma il governo di Teheran ha sempre smentito le accuse. Oltre alla Coraggiosa Kokuka, battente bandiera di Panama ma gestita da una società con sede in Giappone, anche una seconda petroliera, la Front Altair, norvegese ma con bandiera delle Isole Marshall, era stata colpita dall’esplosione delle mine.

Il dispiegamento di forze militari nello Stretto di Hormuz è l’ultima di una serie di mosse di politica estera realizzate in tempi recenti nella regione del Medio Oriente dal primo ministro Shinzo Abe, che aveva visitato l’Iran il 12 giugno dopo circa 40 anni. “La pace e la stabilità del Medio Oriente sono estremamente importanti per la pace e la stabilità della società internazionale, incluso il nostro Paese”, ha affermato Suga venerdì. Con tale iniziativa, il premier Abe sta mettendo alla prova i confini costituzionali che regolano l’uso delle forze militari del Giappone, anche in funzione di autodifesa.

Il Giappone ha tradizionalmente buoni rapporti con l’Iran ed è riluttante a schierarsi con una delle due parti nella controversia tra Washington e Teheran. Per questo, anche la decisione delle Forze di autodifesa nello Stretto di Hormuz è stata rimandata per mesi prima di essere ufficialmente annunciata. La spedizione giapponese coinvolgerà probabilmente navi e velivoli delle Forze della Marina giapponese. Il segretario Suga ha affermato che le operazioni saranno limitate alle acque internazionali nel Golfo di Oman, nel Mar Arabico e nello stretto di Bab al-Mandeb.

Le relazioni tra Iran e Stati Uniti hanno subito una frattura a partire dall’8 maggio 2018, quando Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015. Tale patto, firmato il 14 luglio 2015, prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

Il 19 settembre, gli USA hanno avanzato la proposta di formare una coalizione internazionale per la sicurezza marittima del Golfo, in seguito ad alcuni episodi, tra cui l’attacco del 13 giugno nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran. Precedentemente, il 13 maggio, lo stretto di Hormuz è stato interessato da atti di sabotaggio contro navi commerciali e petroliere saudite ed emiratine, al largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz.

Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Gran Bretagna e Bahrein avevano dichiarato che avrebbero aderito al progetto statunitense nel Golfo. Pompeo ha descritto la sua proposta come “un atto diplomatico”, tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, non l’ha accolta con favore e ha dichiarato che la Repubblica islamica “non batterà ciglio” prima di difendersi da qualsiasi attacco militare statunitense o saudita e ha sottolineato che questo porterebbe a una “guerra totale”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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