Cosa succede a Ras al-Ain: bombardamenti e indagini sull’uso di armi chimiche

Pubblicato il 18 ottobre 2019 alle 13:44 in Siria Turchia

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Una serie di bombardamenti e spari sono stati registrati nei pressi della città di Ras al-Ain, nella Siria Nord-orientale, poche ore dopo l’annuncio di un accordo tra Turchia e Stati Uniti per un cessate il fuoco di 5 giorni. Intanto, nella stessa città, le autorità curde lanciano indagini sul presunto utilizzo di armi chimiche durante l’operazione “Fonte di pace”. 

Il fuoco delle mitragliatrici e i bombardamenti a Ras al-Ain erano udibili, la mattina di venerdì 18 ottobre, dalla città turca di Ceylanpinar, la più vicina appena oltre il confine tra Siria e Turchia. Il quotidiano saudita Al-Arabiya English ha riferito che c’è stato un attacco aereo turco appena fuori Ras Al-Ain, nel villaggio di Bab al-Kheir, nonostante il cessate il fuoco, e che questo ha causato la morte di 5 civili. Nel riferire la notizia, il quotidiano cita l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo (YPG) curde, hanno ribadito il proprio impegno per rispettare il cessate il fuoco, nonostante le notizie di scontri a Ras al-Ain. 

La Associated Press (AP) ha riferito la conferma di un portavoce delle forze curde siriane che Ras al-Ain rimane assediata dalle forze turche e sotto bombardamento. Mervan, portavoce delle SDF, ha affermato che i miliziani del proprio gruppo non si stanno ritirando dalla città, perchè la Turchia e i suoi alleati continuano a colpirla. Alla domanda su come riportare i combattenti nelle zone libere di confine, Mervan ha dichiarato: “Finora non c’è nulla di tutto ciò”. “Sembra che con questo accordo vogliano commettere più massacri”, ha poi aggiunto. 

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha negato di aver effettuato attacchi aerei il 18 ottobre e ha dichiarato che non ci sono scontri in corso nella Siria Nord-orientale. Erdogan ha quindi confermato che la “zona sicura” da creare al confine tra Turchia e Siria, concordata con gli Stati Uniti il 17 ottobre, si estenderà per 440 km lungo il confine tra i due Paesi con un limite orientale che arriva fino all’Iraq. Il presidente turco ha poi aggiunto che è stata concordata una profondità di 32 km. Tuttavia, l’attuale situazione sul campo mette in forte dubbio la tenuta dell’accordo per il cessate il fuoco annunciato da Turchia e Stati Uniti. A tale proposito, la AP ha riferito che alcuni membri delle SDF sono fortemente scettici rispetto alla tenuta del cessate il fuoco.

Uno dei militanti curdi ha dichiarato che un accordo con la Turchia per liberare quelle aree “non funzionerà” e che la richiesta di ritirarsi è un “insulto”. Secondo il combattente, che ha parlato a condizione di rimanere anonimo, poichè non autorizzato a comunicare con la stampa, ha aggiunto che i curdi non rinunceranno alla propria terra. Intanto, la situazione sul campo rischia di essere particolarmente critica. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha denunciato il fatto che le forze a guida turca stanno impedendo l’accesso dei convogli umanitari alla città. La Mezzaluna Rossa curda ha confermato che i suoi veicoli non possono raggiungere Ras al-Ain per evacuare i feriti. 

Intanto, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, che si trova a Gerusalemme per incontrare il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, non ha risposto alle ripetute domande sulla violazione del cessate il fuoco in Siria. Il giorno prima, lui e il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, avevano annunciato l’accordo da Ankara. Interrogato sull’accordo per cessate il fuoco al confine tra Siria e Turchia, Netanyahu ha dichiarato solo: “Speriamo che le cose vadano per il meglio”. Ras al-Ain è stato il luogo degli scontri più violenti da quando nove giorni fa le truppe turche hanno invaso le aree controllate dai curdi nella Siria settentrionale. A completare il quadro della situazione nella città, i funzionari sanitari curdi hanno dichiarato che stanno indagando su una serie di bruciature sui corpi di 6 civili di Ras Al-Ain, temendo che siano il risultato dell’utilizzo di armi chimiche. 

Secondo l’autorevole rivista statunitense sulle relazioni internazionali, Foreign Policy, le forze siriane che stanno affiancando la Turchia nell’operazione “Fonte di pace” potrebbero aver utilizzato munizioni caricate di fosforo bianco, una sostanza chimica abrasiva che può mutilare e uccidere quando entra in contatto con la carne umana. Le foto fornite alla rivista da una fonte curda, e confermate da un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, mostrano bambini della città Ras al-Ain con ustioni chimiche sul petto e sui volti, che sono simili a quelle causate dall’esposizione al fosforo bianco. Una delle foto a cui Foreign Policy fa riferimento è stata pubblicata su un sito d’informazione del Kurdistan iracheno. Inoltre, la rivista statunitense afferma di aver visionato una  lettera di Bassam Saker, il rappresentante del Consiglio democratico siriano (DSC) negli Stati Uniti, ai segretari del dipartimento sanitario della DSC, Rapareen Hasn e Manal Mhemed, in cui si chiede l’evacuazione immediata dei feriti dalla città e si denuncia l’utilizzo di armi illegali. 

“La Turchia utilizza tutti i tipi di armi, comprese quelle proibite a livello internazionale, e i nostri team medici non sono in grado di evacuare i civili”, riferisce la lettera, che è stata confermata anche da un alto funzionario dell’amministrazione statunitense. Saker ha confermato che le armi a cui fa riferimento sono munizioni caricate di fosforo bianco. Un portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha rifiutato di commentare. Non è ancora chiaro se gli alleati della Turchia stiano deliberatamente usando il fosforo bianco contro i civili. L’utilizzo di fosforo bianco nelle operazioni militari non è sanzionabile, ma il suo uso come arma incendiaria nelle aree civili è vietato dal diritto internazionale. Le munizioni caricate con fosforo bianco sono usate principalmente dagli eserciti occidentali per creare cortine di fumo che possano mascherare il movimento e la posizione delle forze armate. Se usate come armi incendiarie, sono terribilmente letali. Quando una granata esplode, la sostanza chimica crea immediatamente una spessa nuvola bianca. Se questa viene a contatto con la carne, può bruciarla fino all’osso.

L’operazione “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre, è stata promossa da Erdogan al fine di contrastare il “terrorismo”, rappresentato, per la Turchia, dalle milizie curde in Siria. L’attacco arriva a seguito del ritiro statunitense dalla regione, che ha lasciato scoperte le Syrian Democratic Forces (SDF), presenti nell’area e guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG). Queste erano state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria. Grazie a tale collaborazione, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. 

Per la Turchia, le forze curde siriane rappresentano un’organizzazione terroristica e una minaccia esistenziale, per via di presunti legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Il presidente turco si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia. Inoltre, a fianco dell’esercito turco vi sono le milizie della cosiddetta Turkish-backed Free Syrian Army (TFSA), nota anche come Esercito Nazionale Siriano. Si tratta di un gruppo militare costituitosi il 30 dicembre 2017, formato da arabi siriani e turkmeni siriani, attivi nel Nord-Est della Siria e cooptati da Ankara anche precedentemente, con l’obiettivo di contrastare la presenza curda. Sarebbero proprio loro i principali sospettati per aver utilizzato fosforo bianco contro i civili.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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