Turchia-USA sull’operazione “Fonte di pace”: tra lettere e colloqui diplomatici

Pubblicato il 17 ottobre 2019 alle 15:43 in Turchia USA e Canada

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Il 9 ottobre, giorno in cui la Turchia ha lanciato l’offensiva nel Nord-Est della Siria, Trump ha scritto una lettera a Erdogan, ma i funzionari turchi sostengono che questa sia stata “gettata nella spazzatura”. Intanto, una delegazione statunitense incontra Erdogan a Ankara. 

Il New York Times ha pubblicato il testo della missiva il 16 ottobre e la veridicità del documento è stata confermata dalla Casa Bianca. La lettera inizia con l’esortazione a trovare un accordo per evitare la violenza in Siria. “Lei non vuole essere responsabile del massacro di migliaia di persone e io non voglio essere responsabile della distruzione dell’economia turca – e lo sarò!”, continua la lettera, in tono più minaccioso. Trump poi sottolinea il duro lavoro che lui stesso ha fatto per “risolvere alcuni dei tuoi problemi” e chiede al presidente turco di “non deludere il mondo”. “Il generale Mazloum è disposto a negoziare con te, ed è disposto a fare concessioni che non avrebbe mai fatto in passato”, ha scritto Trump, aggiungendo che allegava alla missiva anche una lettera appena ricevuta dal generale. “La storia ti guarderà favorevolmente se riuscirai a risolvere questa questione nel modo più giusto e umano. Ti ricorderà per sempre come il diavolo se non succederanno cose buone”, scrive ancora il presidente USA. La conclusione, infine, recita: “Non fare il duro. Non essere sciocco! Ti chiamerò più tardi”.

Tuttavia, secondo quanto riferito dal sito d’informazione Middle East Eye, alcuni funzionari turchi, in condizione di anonimato, hanno dichiarato che la risposta di Erdogan alla missiva di Trump è stata inequivocabile. “Abbiamo immediatamente buttato la sua lettera nella spazzatura”, ha affermato uno di loro. “La data sulla lettera è quella del 9 ottobre, lo stesso giorno in cui abbiamo iniziato l’operazione “Peace Spring”. Il nostro presidente ha dato la migliore risposta avviando l’operazione lo stesso giorno alle 16”, ha sottolineato uno dei funzionari. Il testo della lettera è diventato pubblico il giorno precedente alla visita del vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, ad Ankara. Tale viaggio ha l’obiettivo di cercare di concordare un cessate il fuoco nel Nord-Est della Siria. Tuttavia, le prospettive non sono particolarmente rosee. In risposta alla missiva di Trump, l’ex primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, ha dichiarato che tutti gli incontri con i funzionari statunitensi dovrebbero essere annullati. “La nazione e lo stato turchi sono stati offesi”, ha scritto in un post su Twitter. Lo stesso Erdogan, in un’intervista rilasciata mercoledì 16 ottobre, aveva dichiarato che non avrebbe ricevuto la delegazione statunitense, ma ha poi cambiato posizione il giorno successivo e sta discutendo con i due rappresentanti statunitensi. 

Il quadro attuale della situazione sul campo, intanto, vede le truppe turche che continuano ad avanzare verso Sud, nel territorio siriano, mentre i curdi hanno invitato il regime del presidente Bashar al-Assad, sostenuto dalla Russia, a far avanzare le proprie forze da Sud e da Ovest. Lo scenario include anche più di 10.000 combattenti dell’ISIS, detenuti nelle carceri presenti nella zona. A questi si aggiungono altresì le decine di migliaia di membri delle famiglie dei militanti jihadisti, che vivono negli accampamenti circostanti. L’attacco turco, tuttavia, si concentra nelle aree controllate dalle Syrian Democratic Forces (SDF). Le SDF, guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti in Siria, e, negli ultimi anni, hanno ampliato il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” legata al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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