Si riaccendono le speranze sulla GERD: futuro incontro tra al-Sisi e Abiy Ahmed a Mosca

Pubblicato il 17 ottobre 2019 alle 12:09 in Egitto Etiopia

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Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il primo ministro etiope Abiy Ahmed hanno promesso che si incontreranno a Mosca per risolvere la lunga disputa sulla realizzazione della diga GERD, il futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano. Al-Sisi ha dichiarato che i due leader hanno concordato di incontrarsi per discutere la questione e cercare di risolverla. Tale annuncio arriva dopo diverse settimane di contrasti e ostilità, con accuse di non collaborazione reciproca e di “inflessibilità” da parte di entrambi i governi.

“Ho concordato con il primo ministro etiope di incontrarmi a Mosca e di discutere della questione per andare avanti con la realizzazione della diga. Se Dio vorrà, le cose prenderanno una piega che aiuterà a risolvere la faccenda in un modo o nell’altro”, ha detto al-Sisi. Il presidente egiziano non ha chiarito quando si terrà l’incontro con la controparte etiope, ma si presume che avverrà a margine del Summit russo-africano previsto a Mosca per il 23 e il 24 ottobre.

“L’invito sottolinea l’interesse nel superare gli ostacoli nei negoziati sulla diga”, ha detto il portavoce della presidenza egiziana Bassam Rady. L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, assicura che la diga non interromperà il flusso del fiume e ribadisce che il progetto incrementerà il potenziale elettrico della regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, da parte sua, ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la Grand Ethiopian Renaissance Dam possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. L’Egitto aveva presentato alla controparte una proposta contenente le condizioni, ritenute essenziali dal Paese, per poter procedere adeguatamente con il riempimento della diga. Tuttavia, già il 16 settembre, l’Etiopia aveva rigettato l’idea del governo egiziano e, a inizio ottobre, ha definito il progetto del Cairo “un tentativo di mantenere il proprio dominio coloniale sull’allocazione delle risorse idriche e di continuare ad avere potere di veto su qualsiasi decisione che riguarda il progetto del Nilo”. Il 26 settembre, al-Sisi aveva reso noto che i colloqui erano ad un punto morto e aveva accusato l’Etiopia di “inflessibilità”, richiedendo l’intervento della comunità internazionale. Il presidente, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fine settembre, aveva chiarito che per lui le acque del Nilo sono una questione di vita o di morte e ha affermato che, benché riconosca la situazione dell’Etiopia e il suo bisogno di soddisfare i propri interessi energetici, le autorità di Addis Abeba non hanno ancora compiuto studi sufficienti sulla realizzazione di questo immenso progetto idroelettrico.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

Al-Sisi ha dichiarato che il suo governo ha un piano, per il 2037, del valore di 900 miliardi di sterline egiziane (circa 55 miliardi di dollari) per superare la “povertà idrica”. Il piano prevede la costruzione di enormi impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare e di trattamento delle acque reflue. Il presidente egiziano, poi, ha rivelato di aver già speso 200 miliardi di sterline per il piano e di avere in cantiere un’ulteriore spesa di circa 70-100 miliardi entro l’anno prossimo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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