Continuano il caos e le violenze a Hong Kong

Pubblicato il 17 ottobre 2019 alle 16:46 in Asia Hong Kong

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La riunione del Consiglio legislativo di Hong Kong è stata sospesa, a causa delle dure critiche rivolte da alcuni sostenitori del movimento per la democrazia al capo dell’esecutivo, Carrie Lam. Intanto, continuano le violenze nella città semi-autonoma.

La sospensione del Consiglio è stata attuata il 16 ottobre ed ha una particolare importanza perché si trattava dell’incontro annuale in cui Carrie Lam doveva rendere pubblico il proprio indirizzo politico per i 12 mesi successivi.  La governatrice aveva dichiarato che intendeva annunciare le misure per affrontare la carenza cronica di alloggi in città. La Lam è quindi tornata di fronte al Consiglio legislativo, il 17 ottobre, per una sessione in cui avrebbe dovuto rispondere alle domande dei legislatori. Tuttavia, anche in questa occasione, i suoi avversari politici hanno cominciato a contestarla, cantando slogan. Questi sono stati poi rimossi uno ad uno dalla riunione.

Allo stesso tempo, una delle principali figure della lotta per la democrazia a Hong Kong, Jimmy Sham, è stata ricoverata in ospedale a seguito di un attacco con un martello, subito durante la notte tra il 16 e il 17 ottobre. Il colpo lo ha lasciato sanguinante su un marciapiede. Il Fronte Civile per i Diritti Umani (CHRF) ha denunciato “atti inaccettabili di violenza” contro Sham, leader del movimento, e contro altri importanti attivisti e politici. “Non è difficile collegare questo incidente a un terrore politico in espansione che vuole minacciare e inibire il legittimo esercizio dei diritti naturali e legali”, ha affermato il CHRF. In una dichiarazione separata postata precedentemente sui social media, il gruppo ha dichiarato di “condannare fermamente” l’incidente della notte del 16 ottobre e ha esortato la polizia a condurre un’indagine “per consegnare gli autori alla giustizia”. Secondo il Fronte, tra le quattro e le cinque persone con martelli hanno attaccato Sham intorno alle 19:30, ora locale.

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma.  Il 15 settembre, i manifestanti avevano chiesto anche a Londra di dialogare con la Cina, per costringere Pechino a onorare la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che stabiliva le condizioni per il ritorno di Hong Kong in Cina, nel 1997. In base all’accordo sottoscritto dalle Nazioni Unite, Hong Kong è una città cinese in un quadro noto come “un Paese, due sistemi” che garantisce una serie di libertà alla zona che non sono garantite nella Cina continentale.

La situazione ad Hong Kong è cominciata a diventare più tesa dopo che, il 4 ottobre, Carrie Lam ha riattivato i poteri di emergenza dell’era coloniale per la prima volta in oltre 50 anni, nel tentativo di reprimere le manifestazioni. Anche la repressione sta diventando progressivamente più dura. Durante le manifestazioni del 1° ottobre, la polizia antisommossa ha utilizzato, per la prima volta, proiettili veri contro la folla di manifestanti. Un gruppo di persone ha reagito lanciando molotov, mentre la maggior parte ha tentato di difendersi nascondendosi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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