Consiglio europeo: Conte rivela la linea dell’Italia su Turchia, immigrazione e Brexit

Pubblicato il 17 ottobre 2019 alle 6:36 in Europa Italia

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Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha rivelato la linea che l’Italia adotterà in occasione del prossimo Consiglio europeo, programmato per il 17 e 18 ottobre.

L’annuncio, secondo quanto rivelato dal governo italiano, è stato rilasciato durante le comunicazioni del premier al Senato del 16 ottobre.

In tale occasione, ha aggiunto la Presidenza del Consiglio dei ministri, Conte ha rivelato come il prossimo vertice del Consiglio europeo abbia “una duplice valenza politica, in chiave europea ma in chiave anche italiana”.

In primo luogo, si tratta del “primo Consiglio Europeo dopo la nomina dei vertici delle Istituzioni dell’Unione Europea”, la cui futura presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e il prossimo presidente del Consiglio, Charles Michel, avvieranno il proprio mandato tra poche settimane. Parallelamente, però, ha evidenziato Conte, il vertice del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre è il primo nelle sue vesti di “Presidente del Consiglio di un nuovo Governo, che vede nell’Europa un pilastro della collocazione internazionale dell’Italia e che è pronto ad impegnarsi affinché il nuovo ciclo europeo dia finalmente ai cittadini dell’Unione le risposte che da tempo attendono”.

A tale riguardo, Conte ha dichiarato che il futuro che l’Italia auspica per l’Europa “caratterizza i temi in agenda nel prossimo Consiglio Europeo”, i quali sono molteplici, tra cui la Turchia, la Brexit, l’immigrazione e l’Allargamento dell’Unione europea, quest’ultimo al centro del vertice con l’omologo albanese tenutosi il giorno precedente.

“Su questi temi”, ha annunciato il premier, “l’Italia intende fare la sua parte, affinché l’Europa agisca con piena coesione ed assuma – anche nel medio-lungo termine – decisioni efficaci e sostenibili”.

Nel corso del suo discorso al Senato, Conte ha in primo luogo avuto modo di esprimersi in merito all’operazione “Fonte di pace”, avviata il 9 ottobre nel Nord-Est della Siria dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che mira a contrastare le milizie curde presenti nell’area, considerate da Ankara una minaccia per l’integrità territoriale siriana.

Nello specifico, Conte ha dichiarato che “l’intervento militare turco nel Nord-Est della Siria” è dimostrazione di quanto “l’unità e la coesione siano imprescindibili per la sicurezza stessa dell’Europa”, dal momento che l’operazione avviata nel Nord-Est della Siria sta “mettendo a rischio la stabilità e la sicurezza dell’intera regione, causando nuove sofferenze ai civili ed ulteriori sfollati e ostacolando l’accesso dell’assistenza umanitaria”. Allo stesso tempo, l’intervento di Erdogan, ha commentato Conte, sta mettendo “a serio rischio le prospettive del processo politico, che era in corso guidato dalle Nazioni Unite, per la pace in Siria e i progressi finora raggiunti dalla Coalizione globale anti-Daesh”. Il processo politico in Siria aveva raggiunto un importante risultato dopo che lo scorso 23 settembre il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, aveva annunciato che il governo della repubblica democratica siriana e la commissione per i negoziati avevano raggiunto un accordo per l’istituzione di un comitato costituzionale, il cui lavoro sarebbe stato facilitato dalla sede Onu di Ginevra.

A tale riguardo, l’Agenzia europea per il servizio esterno (EEAS) aveva sottolineato che “una soluzione politica sotto l’egida dell’ONU è l’obiettivo che l’Unione ha sempre sostenuto”, soprattutto perché, come evidenziato dall’Alto rappresentante, Federica Mogherini, “a questo conflitto non verrà mai posta fine con le armi”.

In tale contesto, ha dichiarato Conte al Senato in vista del Consiglio europeo, “la decisione turca ripropone, dunque, l’esigenza improcrastinabile di una posizione comune, ferma e risoluta da parte dell’Unione Europea”. La misura su cui è orientata l’Italia, in particolare, ha annunciato il premier, è “anche unilateralmente”, “la moratoria nella vendita di armi alla Turchia”, la quale sarà oggetto di dibattito in sede europea. L’Italia, intanto, “che ha subito dato seguito al provvedimento di sospensione di export di armi alla Turchia”, ha rivelato Conte, ritiene “che si debba agire con la massima determinazione”, specie a livello europeo, “per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano, in particolare curdo, e per contrastare azioni iniziative destabilizzanti della regione.”

La Turchia sarà al centro del dibattito in sede di Consiglio europeo, ha rivelato Conte, “anche in relazione alla questione delle interferenze di Ankara nella Zona Economica Esclusiva di Cipro”. Tale questione fa riferimento alle trivellazioni che la Turchia conduce a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale, dallo scorso 3 maggio. Tali trivellazioni risultano tuttora in corso, con la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest dell’isola, e la Yavuz, nei pressi della costa sudoccidentale dell’isola. Tali aree risultano al centro di una disputa territoriale tra Cipro e la Turchia che, da parte sua, ha più volte dichiarato di agire all’interno della propria area di competenza.

In merito a ciò, Conte ha rivelato che “l’Italia invita la Turchia – come evidenziato dalla Farnesina nel comunicato del 5 ottobre scorso – ad astenersi da azioni illegali”.

La Turchia verrà anche nominata in riferimento al tema migratorio, anch’esso al centro del dibattito del prossimo Consiglio europeo, durante il quale Conte ha intenzione di “sottolineare agli omologhi europei che il Meccanismo concordato il 23 settembre scorso a Malta, e discusso poi successivamente al Consiglio Giustizia Affari Interni del 7-8 ottobre, rappresenta una tappa significativa”, così come il “Decreto Paesi Sicuri”, presentato, venerdì 4 ottobre, dal ministro degli Esteri, Luigi di Maio, e della Giustizia, Alfondo Bonafede.

Fondamentale anche il tema della Brexit, la quale sarà centrale nel prossimo Consiglio. Su tale tema, Conte ha dichiarato che “l’Italia è impegnata su due obiettivi principali”. Il primo è “proteggere i nostri cittadini e le imprese dall’incertezza e, in caso di mancato accordo, dalle conseguenze del no deal”. Il secondo è “lavorare fino all’ultimo istante utile per trovare un’intesa con i britannici”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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