Vicepresidente USA incontrerà Erdogan: serve un cessate il fuoco

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 17:19 in Turchia USA e Canada

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Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, incontrerà il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ad Ankara, giovedì 17 ottobre per sollecitare il raggiungimento di un cessate il fuoco immediato nel Nord-Est della Siria.

La notizia è stata riferita la sera del 15 ottobre dalla Casa Bianca. “Il vicepresidente Pence ribadirà l’impegno del presidente Trump a mantenere le sanzioni economiche contro la Turchia fino a quando non verrà raggiunta una soluzione”, ha affermato la Casa Bianca in una nota. Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, aveva anticipato che lui e Pence miravano a impedire alla Turchia di continuare con gli assalti in Siria. Tuttavia, Pompeo, in un’intervista rilasciata sempre il 15 ottobre, ha sottolineato che l’obiettivo della delegazione degli Stati Uniti in Turchia è quello di trovare una soluzione alla crisi in atto, non quello interrompere le relazioni USA-Turchia. “Ci aspettiamo di incontrare il presidente Erdogan”, ha dichiarato Pompeo, aggiungendo che era importante che i massimi funzionari dell’amministrazione Trump portassero avanti colloqui diretti “faccia a faccia” con le controparti. “Deve fermare l’incursione in Siria”, ha affermato Pompeo. “Abbiamo bisogno che si fermino. Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco e a quel punto possiamo iniziare a rimettere tutto insieme”, ha riferito il segretario di Stato USA. 

Alla domanda riguardante le responsabilità personali di Erdogan nella situazione in Siria, Pompeo ha dichiarato: “Dobbiamo ricordare che questa è una situazione complessa”. La delegazione degli Stati Uniti dovrebbe lasciare Washington e partire per Ankara la sera del 16 ottobre, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca. Il tema principale della discussione sarà ovviamente l’operazione “Fonte di pace” turca nel Nord Est della Siria. Questa ha avuto inizio esattamente una settimana fa, il 9 ottobre, e il bilancio attuale è di circa 300mila sfollati e 71 vittime civili. Sono, invece, 360 le persone uccise sui diversi fronti di battaglia, appartenenti alle Syrian Democratic Forces (SDF) a maggioranza curda, alle forze turche e alle altre fazioni scese in campo a fianco di questi due schieramenti.

Una delle ultime notizie riferite dall’Osservatorio siriano sui Diritti umani, mercoledì 16 ottobre, afferma che le forze russe hanno attraversato il fiume Eufrate nel Nord della Siria, dirigendosi verso Est, insieme alle SDF, e, secondo la medesima fonte, hanno raggiunto la periferia della città di Kobane. Inoltre, scontri via terra e via aerea hanno altresì interessato l’area occidentale e Nord-occidentale di Manbij. Questi hanno visto impegnate sia le forze fedeli alla Turchia sia quelle del regime di Assad. In tale quadro, è della sera del 15 ottobre la notizia di un bombardamento da parte della coalizione a guida statunitense contro la città di Khsham, situata nel governatorato di Deir ez-Zor, a Ovest del fiume Eufrate. L’obiettivo è stato una postazione delle forze del regime. Non da ultimo, diversi aerei della coalizione hanno sorvolato la Siria e, a detta di un funzionario statunitense, avevano l’obiettivo di disperdere le forze sostenute dalla Turchia.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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