Siria: cosa succede a Idlib

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 7:30 in Medio Oriente Siria

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In concomitanza con l’operazione turca “Fonte di pace”, intrapresa il 9 ottobre scorso ad Est del fiume Eufrate, anche l’offensiva del regime siriano contro l’area rurale meridionale di Idlib, nel Nord Ovest del Paese, è ripresa.

In particolare, a partire dal 14 ottobre, le forze aeree del regime, coadiuvate da aerei russi, hanno colpito alcuni villaggi e municipalità della Siria Nord- occidentale, tra cui Sheikh Mustafa, Deir al-Gharbi e al-Bara, provocando la morte di almeno 2 civili e ferendone altri 4.

La nuova escalation fa seguito a circa un mese di relativa tregua, in cui ci si è chiesti quali fossero le intenzioni del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, e dei propri alleati russi. Gli stessi civili hanno più volte temuto che l’operazione promossa dalla Turchia potesse essere sfruttata per fare pressione su Ankara e lanciare una nuova offensiva nelle aree meridionali di Idlib, provocando nuove vittime e distruzione. L’obiettivo del regime continua ad essere il controllo delle strade internazionali Aleppo- Damasco e Aleppo- Latakia.

Secondo fonti della Difesa civile siriana, anche le giornate del 12 e 13 ottobre sono state interessate da attacchi da parte russa, che hanno causato la morte di 2 civili e il ferimento di altri 12, tra cui 4 bambini e una donna. Non da ultimo, altri 4 civili, tra cui una donna, sono stati feriti a seguito dei bombardamenti delle forze di Assad contro Jabala, nella periferia di Idlib. Un altro attacco missilistico ha poi interessato il villaggio di al- Kandiya, provocando ulteriori vittime, mentre il 12 ottobre un bambino è morto a Kafruna, a seguito di attacchi del regime. La nuova ondata di violenza non si è fermata a Idlib ma ha riguardato altresì l’area rurale di Latakia, ed in particolare al-Kabina e Jabal al-Turkman, dove le forze di Assad hanno lanciato decine di barili esplosivi.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra. Tuttavia, già a partire dal 10 settembre, tale tregua è stata violata. Uno degli ultimi attacchi risaliva al 16 settembre, quando le forze del regime siriano avevano nuovamente bombardato l’area rurale meridionale di Idlib.

Nelle ultime settimane, migliaia di sfollati sono ritornati nell’area meridionale di Idlib, alla luce di un periodo di relativa tregua e dell’interruzione dell’operazione via terra del regime, fermatosi al confine con Khan Shaykhun. Tuttavia, secondo quanto rivelato da fonti locali, i nuovi attacchi condotti dal 12 ottobre e l’offensiva turca hanno riacceso la paura di civili e sfollati, visto il mancato rispetto degli accordi precedenti e l’eventualità di un accordo con Ankara a danno di Idlib.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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