“Rosa di fuoco”: proteste, incidenti e caos a Barcellona

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 8:31 in Europa Spagna

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Le proteste di martedì 15 ottobre a Barcellona, che si sono protratte dal pomeriggio fino alle prime ore di mercoledì 16, hanno superato tutte le previsioni dell’amministrazione locale e delle forze di sicurezza. Nel web è stata definita dai Comitati di Difesa della Repubblica (CDR) “Rosa de foc” (Rosa di fuoco, in catalano), in riferimento al soprannome  che Barcellona ricevette nella cosiddetta Settimana Tragica nel 1909. All’alba, i disordini sono continuati nella principale arteria del centro città Passeig de Gràcia. 

Centinaia di persone hanno cercato di evitare le cariche della polizia locale, i Mossos d’Esquadra, mentre i pompieri cercavano di domare le fiamme. Centinaia di cassonetti sono stati dati alle fiamme e utilizzati come barricate in diverse zone del centro e dell’Eixample, importante quartiere residenziale e commerciale a nord della Rambla. 

Tensione anche alle concentrazioni organizzate dall’Assemblea nazionale catalana (ANC) in diverse città della Catalogna, tra cui Girona, Tarragona, Lleida e Sabadell durante il secondo giorno di proteste contro la sentenza della Corte Suprema che ha condannato nove leader indipendentisti per sedizione. Difficoltà anche all’aeroporto di El Prat, dove 48 voli sono stati cancellati.

L’ANC intendeva celebrare una “sentada”, protesta pacifica in cui i manifestanti occupano le piazze sedendosi per due ore di fronte alle sedi delle Delegazioni e delle Subdelegazioni del Governo in Catalogna. Alcuni manifestanti, tuttavia, hanno trasformato la protesta in una dura battaglia dando fuoco ad auto e cassonetti, innalzando barricate e e lanciando oggetti di ogni genere, pietre, bastoni e persino razzi, contro i Mossos e la Polizia, che hanno caricato i manifestanti. Gli incidenti sono stati particolarmente duri a Barcellona, dove ha avuto luogo la concentrazione più numerosa, con circa 40.000 persone secondo la Guardia urbana. 

Un totale di 74 persone hanno ricevuto assistenza per ferite di varia entità dai servizi sanitari durante gli incidenti e altre 25 sono state arrestate in tutta la Catalogna (3 a Barcellona, 13 a Tarragona, 8 a Lleida e 1 a Sabadell) per disturbi o attacchi a pubblici ufficiali, secondo quanto riferito dal Mossos d’Esquadra.

Il governo centrale ha intanto avvertito le autorità catalane che se i disordini persistono assumerà il controllo del governo regionale. In un comunicato la Moncloa “riconosce” il lavoro delle forze e degli organi di sicurezza dello Stato e “valuta in modo molto positivo” il coordinamento e il lavoro congiunto tra Mossos, Polizia nazionale e Guardia civile, ma l’obiettivo, sottolinea, è “garantire la sicurezza e la convivenza civile in Catalogna” e che farà di tutto per garantirle, “se necessario”. In modo velato,  il governo fa riferimento all’applicazione della Legge sulla sicurezza nazionale che consentirebbe all’esecutivo di unire tutte le forze di polizia sotto il suo comando e coordinare la polizia autonoma.

In precedenza, il leader dell’opposizione popolare, Pablo Casado, aveva chiesto esplicitamente al premier Pedro Sánchez, di applicare la Legge sulla sicurezza nazionale in Catalgona.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e catalano

di Redazione

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