Nigeria: chiusi ai traffici di beni i confini terrestri

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 17:09 in Africa Nigeria

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La Nigeria ha chiuso i suoi confini terrestri a tutti i movimenti di merci e non ha indicato alcun limite temporale per la loro riapertura. È quanto ha riferito, martedì 15 ottobre, il capo dell’agenzia doganale nigeriana, specificando che le esportazioni di petrolio non subiranno alcun impatto negativo, dal momento che il greggio viene quasi interamente esportato attraverso i porti o le piattaforme petrolifere offshore.  

“Per tutti i beni, per ora, viene proibita l’esportazione o l’importazione attraverso i nostri confini terrestri e ciò affinché venga garantito il controllo totale su ciò che entra nel nostro Paese”, ha detto Hameed Ali, controllore generale del Servizio doganale nigeriano. Il governo di Abuja aveva indetto una chiusura parziale delle frontiere ad agosto come parte di uno sforzo politico volto a frenare il traffico illecito di riso e notizie su una chiusura più ampia erano già state diffuse ai tempi da diversi media locali. Tuttavia, l’annuncio dell’agenzia doganale è stato la prima conferma ufficiale di un arresto totale degli scambi attraverso i confini terrestri della Nigeria, compresi quelli dei beni che venivano trafficati legalmente. “Stiamo provando nuove strategie su come gestire al meglio l’afflusso di merci prima di alleggerire i controlli”, ha affermato Hameed Ali, senza indicare precisamente quando verranno riaperte le frontiere.

Già ad agosto, la chiusura parziale dei confini nigeriani aveva avuto effetti devastanti sul Benin, il vicino occidentale di Abuja, che è stato un esportatore chiave di generi alimentari per la Nigeria. La misura aveva anche spinto in alto i prezzi di prodotti base, come il riso, nei mercati circostanti.

La Nigeria fa molto affidamento sulle importazioni per alimentare la sua vasta popolazione di 190 milioni di abitanti e in forte espansione. Da parte sua, però, il governo di Abuja sta cercando di rafforzare l’agricoltura domestica e di diversificare l’economia nazionale, fortemente dipendente dal petrolio.

Le chiusure unilaterali delle frontiere vanno contro tutti i trattati commerciali e di libera circolazione firmati nell’ambito della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS). Il provvedimento ha anche gettato un’ombra su uno storico accordo di libero scambio, firmato da 54 Paesi africani su 55, nel luglio di quest’anno, per lanciare una zona continentale di libero scambio. La cosiddetta Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA) è stata creata al fine di potenziare il commercio interregionale, rafforzare le catene produttive e diffondere competenze e conoscenze. La Nigeria, così come il Benin, avevano firmato il patto ai primi di luglio: una mossa salutata come una spinta cruciale verso la fine delle barriere commerciali del continente.

Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha presentato per il 2020 un bilancio da record di 33.8 miliardi di dollari per stimolare la crescita di una delle maggiori economie del continente africano. Il piano prevede una produzione di greggio di 2,18 milioni di barili al giorno e un prezzo del petrolio pari a 57 dollari a barile. La crescita economica del Paese è ancora lenta ma l’aumento dei prezzi del petrolio e le recenti vendite del debito hanno aiutato il governo ad accumulare miliardi di dollari in riserve estere. Nonostante i propositi ambiziosi, alcuni analisti ritengono che il piano di bilancio di Buhari potrebbe “deviare drammaticamente” dalle cifre presentate. Inoltre, il bilancio deve ancora essere approvato dal Parlamento, prima di essere firmato da Buhari, e il processo può richiedere diversi mesi.

Il presidente ha dichiarato ai parlamentari, in una sessione congiunta delle camere del Parlamento, che “il contesto economico rimane difficile”, ma il bilancio dovrebbe aumentare il ritmo della crescita. “Il bilancio 2020 dovrebbe accelerare il ritmo della nostra ripresa economica, promuovere la diversificazione, migliorare la competitività e garantire l’inclusione sociale”, ha affermato Buhari, che ha iniziato il suo secondo mandato quadriennale a febbraio 2019.

Il presidente ha chiarito che la recessione subita dalla Nigeria nel 2016 è stata causata da un livello dei prezzi troppo basso. Nel 2017 c’è stata una ripresa ma la crescita è ancora debole. Da fine maggio a fine giugno, è rallentata a un tasso annuale dell’1.94%, il secondo trimestre consecutivo in calo. “Siamo ottimisti nel raggiungere una crescita del PIL più elevata e più inclusiva”, ha affermato Buhari.

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Chiara Gentili

di Redazione

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