Libia: per Haftar una soluzione politica è una perdita di tempo

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 8:10 in Africa Libia

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Il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, ha affermato che le proprie forze non hanno stabilito una scadenza per portare a termine l’operazione a Tripoli, in quanto si cerca di evitare vittime civili.

Tali parole sono giunte nel corso di un’intervista rilasciata a Sputnik, in cui Haftar ha chiarito che gli accordi di Skhirat, del 17 dicembre 2015, obbligano diversi Paesi a riconoscere quanto stabilito in essi, sulla base delle decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Pertanto, non vi sono e non vi saranno altre alternative, per tali Stati, se non cooperare con il governo di Tripoli, fino a quando non si porrà fine a queste decisioni. A detta del generale, gli accordi del 2015 non hanno subito modifica, nonostante gli sforzi profusi in sede Onu, a causa del ruolo svolto da entità e gruppi a sostegno dello stato di caos e anarchia che caratterizza, al momento, la Libia.

Per Haftar, inoltre, perseguire una soluzione politica in presenza di milizie che portano armi nel Paese è una perdita di tempo e di sforzi e non porrebbe fine alla crisi. Il generale ha poi aggiunto: “Ciò che stiamo facendo a livello diplomatico è convincere il mondo che la soluzione politica deve essere preceduta da un’operazione chirurgica che porti allo smantellamento e al disarmo delle milizie, oltre che a porre fine al terrorismo. Solo allora la Missione potrà proseguire il proprio operato in modo efficiente ed i libici potranno raggiungere un accordo”. A tal proposito, il capo dell’LNA ha invitato la comunità internazionale a revocare l’embargo sulle armi, in modo da consentirgli di lottare contro il terrorismo, proteggere i confini e difendere il Paese da qualsiasi attacco. “Il futuro della Libia dipende dalla liberazione di Tripoli. Sottolineiamo ancora una volta che stiamo difendendo Tripoli e non la stiamo attaccando” è stato altresì dichiarato.

Khalifa Haftar ha poi affermato che l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, ha fatto del suo meglio, mettendo in campo esperienza e diplomazia, per realizzare il programma presentato al Consiglio di Sicurezza al momento dell’assunzione del mandato, ma le condizioni non sono semplici. Per il generale, l’inviato dell’Onu sa chi sta ostacolando gli sforzi mirati a trovare una soluzione politica pacifica, mentre le proprie forze continuano a cooperare con trasparenza e credibilità. “Le operazioni militari dell’LNA sono volte a trovare una soluzione politica, in quanto aprono la strada e creano un clima favorevole a qualsiasi risoluzione” ha altresì dichiarato il generale.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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