Kenya: inaugurato nuovo progetto ferroviario cinese

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 18:05 in Cina Kenya

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Il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, ha inaugurato, mercoledì 16 ottobre, una nuova linea ferroviaria da 1.5 miliardi di dollari, finanziata dalla Cina, che collega la capitale Nairobi alla città di Naivasha, nella Rift Valley. L’estensione si unisce alla linea da 3.2 miliardi di dollari tra Nairobi e il porto di Mombasa, aperta nel 2017 e anch’essa finanziata e realizzata da Pechino. Entrambe le strutture, tuttavia, soffrono di un limitato utilizzo del servizio di trasporto merci.

Lo sviluppo del sistema ferroviario in Kenya è parte dell’iniziativa cinese “One Belt, One Road”, nota anche come Nuova Via della Seta, una serie di progetti infrastrutturali multimiliardari volti a migliorare il commercio terrestre e marittimo tra Cina, Europa, Asia e Africa. Il Kenya aveva anche pianificato di aprire un parco industriale a Naivasha, offrendo alle aziende agevolazioni fiscali per gli investimenti nel settore industriale e garantendo tariffe preferenziali per l’elettricità generata nei vicini campi geotermici. Tuttavia, tale progetto è stato ritardato fino a data indefinita.

Il presidente Kenyatta è stato rieletto per un nuovo mandato quinquennale nel 2017, promettendo al Paese di impegnarsi nello sviluppo delle infrastrutture. La ferrovia è stato il suo progetto più importante ma la sua realizzazione ha comportato non pochi problemi. Ad aprile, la Cina aveva rifiutato di finanziare l’estensione, dal costo di 3.7 miliardi di dollari, da Nairobi alla città di Malaba, al confine con l’Uganda. Il ministro dei Trasporti, James Macharia, aveva allora dichiarato che sarebbe stato il governo kenyota a spendere 210 milioni di dollari per riabilitare il collegamento ferroviario di Malaba.

Diversi importatori hanno lamentato il fatto che la nuova linea ferroviaria da Mombasa a Nairobi sia troppo costosa per il trasporto delle merci. Costerebbe circa 800 dollari trasportare via camion un container da Mombasa a Nairobi, ma il prezzo salirebbe a 1.100 dollari per il trasporto ferroviario, una cifra principalmente determinata dal costo aggiuntivo per lo spostamento di merci dal capolinea ferroviario al deposito interno.

I prestiti del governo kenyota sono stati incrementati per finanziare l’ultima ferrovia, quella da Nairobi a Naivasha, e altri progetti, come le strade. Il debito pubblico del Paese, ad oggi, è pari a circa il 55% del PIL, un aumento consistente rispetto al 42% di 6 anni fa, quando Kenyatta ha preso il potere per la prima volta, nel 2013. La scorsa settimana, il Parlamento ha innalzato il tetto del debito a 9 trilioni di scellini (circa 87 miliardi di dollari) dopo che il governo si è avvicinato al limite, stabilito precedentemente, di 6 trilioni di scellini.

L’economia del Kenya è la più avanzata della regione con un ambiente di mercato liberale e una cultura imprenditoriale. Con i cosiddetti Progetti di Assistenza per la Sicurezza umana di base, anche il Giappone ha fornito diversi fondi al governo di Nairobi, principalmente per lo sviluppo di centri di formazione in varie parti del Paese. Recentemente, però, il primo ministro giapponese ha dichiarato che il Giappone mira a una partnership che vada oltre il semplice aiuto economico e comprenda altresì le infrastrutture e la crescita delle risorse umane. Già alla Conferenza Internazionale sullo Sviluppo africano del 2016, tenutasi in Kenya, Abe aveva sottolineato che il Giappone sarebbe dovuto diventare più un “partner” che un “donor” per i Paesi del continente africano. La Francia è un altro partner commerciale della nazione e, in generale, di tutta la regione dell’Africa orientale. Tuttavia, nell’area, le aziende francesi rappresentano solo una quota di mercato pari all’1,4%. Nel 2017, le esportazioni francesi in Kenya sono ammontate a circa 200 milioni di dollari, mentre la Cina, principale partner commerciale del Kenya, ha esportato merci per 3,8 miliardi di dollari.

Pechino è uno dei maggiori investitori stranieri in Africa, superando la Francia, l’India e gli Stati Uniti. I finanziamenti cinesi si rivolgono soprattutto al settore ferroviario, industriale e delle telecomunicazioni. Secondo un report dell’Organizzazione del Commercio Estero giapponese, nel 2017 gli investimenti diretti esteri di Tokyo nel continente si aggiravano intorno ai 9 miliardi, ovvero solo una piccola frazione dei 43 miliardi investiti dalla Cina nello stesso anno. Nel 2018, il volume totale del commercio cinese in Africa, secondo il Ministero del Commercio di Pechino, stava intorno ai 204 miliardi di dollari. Quello del Giappone, calcolato su tutto l’import e l’export, ha avuto nello stesso anno un valore di circa 17 miliardi di dollari.

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Chiara Gentili

di Redazione

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