Francia: la detenzione di due professori francesi in Iran è “inaccettabile”

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 19:48 in Francia Iran

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Il Ministero degli Affari Esteri della Francia ha ufficializzato che, a partire dal mese di giugno 2019, risultano detenuti in Iran due professori francesi, situazione ritenuta “inaccettabile”.

È quanto riportato dal quotidiano francese France24, il quale ha altresì dettagliato che ad essere stati presi in custodia dall’Iran sono l’antropologa franco-iraniana Fariba Abdelkhah, specializzata in Islam sciita e autrice di numerosi contributi sull’Iran e sull’Afganistan, e il sociologo Roland Marchal, entrambi professori all’Università di Parigi di SciencesPo.

La detenzione di Marchal, specializzato sui conflitti in Africa, è stata annunciata, nella giornata di mercoledì 16 ottobre, anche dall’associazione FASOPO, di cui entrambi i professori risultano membri. Secondo quanto dichiarato, l’associazione aveva di proposito scelto di non far trapelare notizie sulla detenzione dei due professori, ma di aver poi cambiato idea in seguito all’annuncio di Le Figaro del 15 ottobre.

A tale riguardo, la FASOPO ha spiegato che tale scelta derivava dal fatto che “le autorità francesi, i cui massimi esponenti hanno immediatamente iniziato a lavorare al caso, avevano preferito la discrezione al fine di ottenere il rilascio” dei due detenuti.

Secondo quanto reso noto dall’associazione, Marchal e Abdelkhah erano scomparsi lo scorso 25 giugno. Poco dopo, il 16 luglio, Teheran aveva confermato l’arresto di Abdelkhah, senza però fornire dettagli in merito al motivo della sua detenzione. Da quel momento, Parigi ha ripetutamente richiesto il rilascio della professoressa e l’autorizzazione all’assistenza consolare. Dall’altra parte, l’Iran, che non riconosce la doppia nazionalità di cui gode la professoressa Abdelkhah, si è più volte espresso contro “l’inaccettabile interferenza” di Parigi.

Per quanto concerne Marchal, l’associazione FASOPO ha rivelato che il professore era stato arrestato dopo essere giunto da Dubai in Iran, dove aveva intenzione di celebrare la festività musulmana dell’Eid insieme alla collega franco-iraniana. FASOPO ha altresì aggiunto che Marchal era noto per “le sue forti prese di posizione che riflettono la sua ricerca intransigente di onestà intellettuale e valori umanistici”.

Da parte sua, il governo francese ha dichiarato di sperare che la questione non diventi uno stimolo per i “focolai nazionalisti” in Iran. Parallelamente, il Ministero degli Affari Esteri ha rivelato di condannare fortemente la presa in custodia di Marchal e di “lavorare al suo rilascio”, aggiungendo che il professore di sociologia ha ricevuto, sin dall’inizio della sua detenzione, numerose visite consolari.

Sulla situazione di Marchal, ha dichiarato il Ministero degli Esteri, la Francia “richiede alle autorità iraniane di essere trasparenti e di agire senza ulteriore ritardo per porre fine a questa situazione, che è inaccettabile”.

L’arresto dei due professori francesi, secondo quanto evidenziato da France24, giunge in un momento in cui il presidente della Francia, Emmanuel Macron, è promotore di sforzi diplomatici finalizzati a mantenere in piedi l’accordo sul nucleare del 2015 che limitano l’espansione dell’Iran in tale settore.

Non è la prima volta, inoltre, secondo quanto evidenziato dal quotidiano francese, che l’Iran pone in detenzione cittadini stranieri o in possesso della doppia cittadinanza. Da ciò, le accuse di alcuni attivisti in materia di diritti umani, secondo cui Teheran si serve di tali detenuti per ottenere concessioni dai Paesi occidentali.

Tra i cittadini attualmente detenuti dall’Iran vi è l’anglo-iraniano Nazanin Zaghari-Ratcliffe, project manager presso la Thomson Reuters Foundation, il quale risulta detenuto dal 2016 con l’accusa di sedizione. La detenzione di Zaghari-Ratcliffe, ha reso noto France24, è causa di tensioni tra Londra e Teheran.

Risale allo scorso lunedì 14 ottobre, inoltre, l’annuncio da parte dell’Iran della cattura e del rimpatrio di Ruhollah Zam, un giornalista residente a Parigi sospettato di aver utilizzato lo scorso anno i social media per promuovere proteste di massa anti-governative in Iran.

L’arresto di Zam è stato a sua volta condannato, il 16 ottobre, dal Ministero degli Affari Esteri francese, il quale ha aggiunto che il giornalista aveva lasciato Parigi solo pochi giorni prima del suo arresto da pare delle Guardie della Rivoluzione iraniane. L’arresto, su cui il ministero ha dichiarato di non essere in possesso di ulteriori dettagli, è stato commentato quale “operazione sofisticata”.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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