Brexit, UE: “Le basi per un accordo ci sono, ma il Regno Unito non è convinto”

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 19:08 in Europa UK

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Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha rivelato che “le basi” dell’accordo sulla Brexit sono pronte per essere approvate dai primi ministri europei, ma che Bruxelles si trova al momento in attesa del consenso di Londra, la quale, da parte sua, non si è mostrata “convinta” del compromesso raggiunto.

A renderlo noto è stato, mercoledì 16 ottobre, il Guardian, il quale ha altresì aggiunto che l’accordo, il quale dovrà essere firmato dai premier europei giovedì 17 ottobre, in sede di Consiglio europeo, includerà il tracciamento del confine normativo e doganale con il Regno Unito a Sud del Mare d’Irlanda.

Tale misura è stata fermamente contrastata dal partito democratico unionista dell’Irlanda del Nord, il quale aveva chiesto ulteriori discussioni in merito a tale provvedimento.

Da ciò, le dichiarazioni di Tusk, secondo il quale solo nella serata di mercoledì 16 ottobre sarà chiaro se il premier inglese, Boris Johnson, riceverà il sostegno politico del proprio Paese per procedere con l’approvazione europea della versione rivisitata dell’accordo di recesso e, parallelamente, della dichiarazione politica sui rapporti futuri con il blocco comunitario.

Nello specifico, Tusk ha dichiarato all’emittente polacca TVN 24 che “ le fondamenta dell’accordo sono pronte e in teoria domani potremo approvare l’accordo di recesso con la Gran Bretagna”. Rispetto alla giornata del 15 ottobre, ha spiegato Tusk, la situazione sembra essere cambiata, dato che, in base a quanto dichiarato il 16 ottobre, fino alla serata precedente il presidente del Consiglio europeo era “pronto a scommettere” sul successo del raggiungimento di un accordo. In virtù di tale convinzione, Tusk ha dichiarato di aspettarsi “di ricevere nella mattina del 16 ottobre l’accordo formale e completo”, mentre invece è emerso che la controparte inglese “non è convinta”.

Ciò, ha sottolineato Tusk, è ulteriore conferma del fatto che “con la Brexit e soprattutto con i nostri amici inglesi tutto sia possibile”, ma non deve necessariamente essere interpretato negativamente, perché “tutto sta andando nella giusta direzione”.

Anche il negoziatore capo dell’UE, Michael Barnier, ha rivelato di essere positivo, annunciando di ritenere possibile il raggiungimento di un accordo finale “entro la fine di mercoledì 16 ottobre”.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso.

A causare lo stallo sull’accordo di recesso è il backstop, la clausola dell’accordo di recesso negoziata dall’ex premier, Theresa May, fortemente contrastata dall’attuale governo, ma fortemente sostenuta dall’Unione Europea.

In sintesi, il backstop prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

In alternativa al backstop, il governo inglese aveva presentato, il 2 ottobre, le proprie proposte all’UE. Tale alternativa consiste nell’istituzione di un backstop con la sola Irlanda del Nord, la quale vedrà, come allo stato attuale, l’inesistenza dei controlli con l’Irlanda per lo scambio di beni materiali e alimentari, consentendo all’Irlanda del Nord di avere gli stessi limiti all’importazione che vi sono negli altri Paesi dell’UE. Parallelamente, però, Belfast rimarrà nel territorio doganale del Regno Unito, divenendo di fatto un confine doganale con l’Irlanda. Ciò comporterà che verranno effettuati i consueti controlli doganali, tranne che sui beni materiali e alimentari, ma questi avverranno in luoghi lontani dai confini.

Bruxelles, tuttavia, non ha accettato la proposta in merito all’uscita dell’Irlanda del Nord dall’unione doganale con l’UE, il che farebbe scaturire l’obbligo di controlli alla frontiera e di istituzione di barriere doganali con l’Irlanda. Inoltre, secondo Barnier, l’alternativa inglese “non è stata testata” e si basa, tra le altre cose, su strumenti tecnologici “che ancora non sono stati sviluppati”.

Nonostante Johnson sostenga di essere in ogni caso intenzionato a lasciare il blocco comunitario entro il 31 ottobre, con o senza accordo, lunedì 9 settembre era stata approvata la legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. Tale legge prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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