Aggiornamenti su “Fonte di pace”: gli USA si ritirano, Assad prende il loro posto

Pubblicato il 16 ottobre 2019 alle 16:41 in Siria Turchia USA e Canada

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Le forze della coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense, hanno reso noto il proprio ritiro dalla città siriana di Manbij, affermando che si tratta di un indietreggiamento ponderato che interessa la regione Nord-orientale della Siria.

Alla notizia, di martedì 15 ottobre, ha fatto seguito l’annuncio da parte del Ministero della Difesa russo, del 16 ottobre, secondo cui le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno cominciato a prendere il controllo delle aree liberate dalle forze della coalizione USA, e delle proprie basi militari, occupando circa mille chilometri quadrati intorno alla città di Manbij. In tale contesto, le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno affermato che l’uscita delle forze statunitensi da Kobane consentirà alle forze del regime di prendere il loro posto, sulla base di un accordo stipulato tra Assad e le SDF.

Una delle ultime notizie dell’Osservatorio siriano sui Diritti umani, di mercoledì 16 ottobre, afferma altresì che le forze russe hanno attraversato il fiume Eufrate nel Nord della Siria, dirigendosi verso Est, insieme alle SDF, e, secondo la medesima fonte, hanno raggiunto la periferia della città di Kobane. Inoltre, scontri via terra e via aerea hanno altresì interessato l’area occidentale e Nord-occidentale di Manbij. Questi hanno visto impegnate sia le forze fedeli alla Turchia sia quelle del regime di Assad.

In tale quadro, è della sera del 15 ottobre la notizia di un bombardamento da parte della coalizione a guida statunitense contro la città di Khsham, situata nel governatorato di Deir ez-Zor, a Ovest del fiume Eufrate. L’obiettivo è stato una postazione delle forze del regime. Non da ultimo, diversi aerei della coalizione hanno sorvolato la Siria e, a detta di un funzionario statunitense, avevano l’obiettivo di disperdere le forze sostenute dalla Turchia.

Inoltre, fonti locali hanno rivelato che veicoli della polizia militare russa sono entrati nell’area rurale orientale di Aleppo, precedentemente sotto il controllo delle Syrian Democratic Forces. Le medesime fonti hanno riportato che 8 veicoli militari di provenienza statunitense si erano precedentemente posizionati sul ponte di Qara Qozac, nell’area orientale di Manbij, con il fine di impedire alle forze del regime siriano di trasferirsi verso la città di Kobane, ad Est del fiume Eufrate. La mossa statunitense era giunta in risposta al posizionamento di membri di Assad sulla sponda opposta.

Manbij è situata a circa 30 chilometri dal confine turco. La città è una ex roccaforte ISIS, passata poi sotto il controllo di un consiglio militare affiliato alle Syrian Democratic Forces. La città ha spesso rappresentato un punto di attrito tra la minoranza curda siriana e la vicina Turchia. Nel mese di dicembre 2018, unità del regime siriano si erano schierate alla frontiera, anche su richiesta dei curdi, per contrastare un eventuale attacco che la Turchia avrebbe potuto lanciare. Tuttavia, la presenza delle forze di Assad in quell’area era stata definita “simbolica”.

L’operazione “Fonte di pace” ha avuto inizio esattamente una settimana fa, il 9 ottobre. A detta dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, il bilancio attuale è di circa 300mila sfollati e 71 vittime civili. Sono, invece, 360 le persone uccise sui diversi fronti di battaglia, appartenenti alle SDF, alle forze turche e alle altre fazioni scese in campo.

L’operazione è stata promossa dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che mira a contrastare le milizie curde presenti in Siria. Queste, a detta di Ankara, rappresentano una minaccia per l’integrità territoriale siriana. In particolare, l’obiettivo dell’operazione è porre fine ad un “corridoio terroristico”. Inoltre, secondo funzionari turchi, il fine è altresì creare una zona sicura che si estende dal fiume Eufrate a Ovest, fino alle città di Jarabulus e al-Malikiyah, nell’estremo Nord della Siria, con una lunghezza pari a circa 450 chilometri. A tal proposito, il vicepresidente della Turchia, Fuat Oktay, ha affermato che si tratta di un’area in cui i 3.6 milioni di rifugiati siriani potranno ritornare, per vivere in pace e sicurezza nelle proprie abitazioni.

Circa la coalizione anti-ISIS, questa conta circa 80 membri. Sin dal 2014, il gruppo si è impegnato nella lotta allo Stato Islamico, con l’obiettivo di sconfiggerlo su tutti i fronti, distruggendo altresì le proprie reti ed ostacolando le proprie mire espansionistiche. Oltre alle campagne militari condotte in Iraq e in Siria, la coalizione ha altresì l’obiettivo di minare l’infrastruttura finanziaria ed economica dell’ISIS, frenare il flusso di foreign fighter attraverso i confini e ristabilire la stabilità ed i servizi pubblici essenziali nelle aree liberate dalla morsa del gruppo terroristico.

Le SDF, guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti in Siria, e, negli ultimi anni, hanno ampliato il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” legata al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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