Operazione “Fonte di pace”: scontri a Ras al-Ayn

Pubblicato il 15 ottobre 2019 alle 14:01 in Siria Turchia

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Violente battaglie hanno interessato, tra la sera del 14 ottobre e la mattinata successiva, gli assi di combattimento della città di Ras al-Ayn, nell’area settentrionale rurale di al-Hasakah. A scontrarsi, le Syrian Democratic Forces (SDF) curde e il cosiddetto Esercito Nazionale Siriano.

Quest’ultimo è un gruppo militare costituitosi il 30 dicembre 2017, formato da arabi siriani e turkmeni siriani, attivi nel Nord-Est della Siria e cooptati da Ankara anche precedentemente, con l’obiettivo di creare la cosiddetta “free zone” e contrastare le SDF. A detta di al-Jazeera, sono circa 18.000 i combattenti di tale fazione addestrati e finanziati dalla Turchia che, negli ultimi anni, hanno combattuto contro le forze del regime siriano, prendendo parte anche agli scontri a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria.

Secondo quanto riferito dall’Esercito Nazionale Siriano, gli scontri del 14 e 15 ottobre hanno fatto seguito ad un’offensiva delle SDF, che hanno costretto i propri avversari a ritirarsi da alcuni punti. Allo stesso tempo, aerei da guerra e di difesa turchi hanno continuato a colpire le postazioni delle milizie curde situate ad Est del fiume Eufrate, ostacolando altresì le vie d’accesso a rinforzi militari e rifornimenti nell’area.

Risale al 13 ottobre la notizia degli accordi raggiunti tra le forze curde e l’esercito del regime siriano, secondo cui le città di Ain al-Arab, altresì nota col nome di Kobane, e Manbij saranno consegnate alle forze del presidente siriano, Bashar al-Assad. In tale quadro, era stato precedentemente riferito che, sin dalla mattina del 14 ottobre, le forze del regime siriano si erano avvicinate al confine siro-turco. Nello specifico, queste erano entrate a Tall Tamr, nel governatorato Nord-orientale di al-Hasakah, e nell’area rurale di Aleppo.

Tuttavia, il 15 ottobre, fonti locali situate ad Ovest dell’Eufrate, hanno riferito che le forze del regime non sono ancora entrate a Manbij e le notizie che affermano il contrario sono da ritenersi uno strumento della propaganda militare di Assad. Non da ultimo, anche fonti dell’Esercito Nazionale Siriano hanno negato che le milizie opposte hanno ripreso il controllo di Ras al-Ayn, sottolineando che l’obiettivo delle forze filo-turche è circondare i confini della città prima di conquistarla. Le stesse fonti hanno dichiarato di non voler intraprendere battaglie distruttive, al fine di preservare la città e la vita dei civili e garantire loro passaggi sicuri. Il Ministero della Difesa turco ha poi dichiarato, in un comunicato del 15 ottobre, di aver neutralizzato 595 membri delle SDF dall’inizio dell’operazione nell’Est della Siria, intrapresa il 9 ottobre scorso.

È stato il Ministero della Difesa russo a rendere noto, sempre il 15 ottobre, il controllo di Manbij da parte del regime di Assad. In precedenza, il viceministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, aveva affermato che il proprio Paese stava cercando di evitare uno scontro tra le forze turche e quelle siriane. “Stiamo prendendo contatti per affrontare la questione in conformità con le disposizioni e i principi del diritto internazionale, tenendo conto degli interessi legittimi di tutte le parti interessate” erano state le parole del ministro russo.

Manbij è situata a circa 30 chilometri dal confine turco. Precedentemente, nel mese di dicembre 2018, unità del regime siriano si erano schierate alla frontiera, anche su richiesta dei curdi, per contrastare un eventuale attacco che la Turchia avrebbe potuto lanciare. Tuttavia, la presenza delle forze di Assad in quell’area era stata definita “simbolica”.

“Fonte di pace” è un’operazione promossa dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che mira a contrastare le milizie curde presenti in Siria. Queste, a detta di Ankara, rappresentano una minaccia per l’integrità territoriale siriana. In particolare, l’obiettivo dell’operazione è porre fine ad un “corridoio terroristico”. Inoltre, secondo funzionari turchi, il fine è altresì creare una zona sicura che si estende dal fiume Eufrate a Ovest, fino alle città di Jarabulus e al-Malikiyah, nell’estremo Nord della Siria, con una lunghezza pari a circa 450 chilometri. A tal proposito, il vicepresidente della Turchia, Fuat Oktay, ha affermato che si tratta di un’area in cui i 3.6 milioni di rifugiati siriani potranno ritornare, per vivere in pace e sicurezza nelle proprie abitazioni.

Le SDF, guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti in Siria, e, negli ultimi anni, hanno ampliato il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” legata al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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