Offensiva in Siria: Trump annuncia sanzioni contro la Turchia

Pubblicato il 15 ottobre 2019 alle 9:04 in Siria Turchia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l’imposizione di sanzioni contro il governo turco in risposta all’offensiva in atto nel Nord-Est della Siria. 

“Gli Stati Uniti useranno le sanzioni economiche per colpire in modo aggressivo coloro che rendono possibili, facilitano e finanziano questi atti atroci in Siria”, ha riferito il presidente USA in una nota. “Sono pienamente preparato a distruggere rapidamente l’economia turca se i leader del Paese proseguiranno su questa pericolosa e distruttiva strada”, ha aggiunto. Trump, sotto una crescente pressione nazionale e internazionale, ha annunciato le sanzioni contro Ankara e ha dichiarato che interromperà i negoziati per la finalizzazione di un accordo commerciale da 100 miliardi di dollari con la Turchia. Inoltre, gli USA raddoppieranno le tariffe sulle importazioni di acciaio turco. 

Secondo quanto riferito dal vicepresidente Mike Pence, prima di annunciare le sanzioni, Trump ha parlato con Erdogan, lunedì 14 ottobre, esortandolo a “fermare l’invasione” e a concordare un cessate il fuoco. Pence ha anche affermato che il presidente USA ha chiesto al presidente turco di avviare negoziazioni con la popolazione curda della Siria. Le sanzioni hanno la conseguenza di tagliare la Turchia fuori dal sistema finanziario globale. Il Dipartimento del Tesoro USA ha annunciato che le misure colpiranno il Ministero della Difesa Nazionale e il Ministero dell’Energia e delle Risorse Naturali della Turchia, ma anche e personalmente il Ministro della Difesa, dell’Energia e quello dell’Interno. Sembra, tuttavia, che le sanzioni non riguarderanno il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha, però, minacciato ulteriori misure contro i funzionari del governo turco se Ankara non cambierà rotta in Siria. Tuttavia, tali decisioni sembrano arrivare un po’ troppo tardi secondo molti osservatori.

Tre senatori democratici, Chuck Schumer di New York, Robert Menendez del New Jersey e Jack Reed di Rhode Island, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui affermano che “sanzioni forti, seppur giustificate” non sono sufficienti per invertire il danno e hanno invitato i repubblicani a unirsi a loro in una risoluzione che costringerebbe Trump a invertire la sua decisione di ritirare le truppe americane dalla Siria. “Il presidente Trump dovrebbe usare questo momento per fare un passo avanti, fare la cosa giusta e correggere la rotta”, si legge nella dichiarazione. “Può ascoltare i suoi consiglieri di sicurezza nazionale e militari, e il coro di voci bipartisan del Congresso e di tutto il mondo che chiarisce che si è trattato di un grave errore che vale la pena invertire”, continua il testo. 

A seguito del ritiro delle truppe USA dal Nord-Est della Siria, l’esercito turco ha lanciato un’offensiva militare, mercoledì 9 ottobre. L’operazione, dal nome “Fonte di pace” è stata promossa da Erdogan al fine di contrastare le milizie curde presenti in tale area. Il ritiro statunitense dalla regione ha lasciato scoperte le Syrian Democratic Forces (SDF), presenti nell’area e guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG). Queste erano state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria. Grazie a tale collaborazione, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. Per la Turchia, le forze curde siriane rappresentano un’organizzazione terroristica, per via di presunti legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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