Libia: Haftar colpisce un’abitazione civile, l’Onu interviene

Pubblicato il 15 ottobre 2019 alle 9:12 in Africa Libia

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Tre bambine, sorelle, sono morte a seguito di un attacco aereo ad opera dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Il raid, che ha causato feriti, ha colpito un’abitazione civile situata nel Sud di Tripoli, nella giornata del 14 ottobre. Nello stesso giorno, l’LNA ha distrutto altresì una sala di comando dell’aviazione turca, posta anch’essa nella capitale. Tale attacco aereo ha causato la morte di due ingegneri di provenienza turca.

Il governo di Tripoli e la missione delle Nazioni Unite in Libia hanno condannato il primo attentato, evidenziando come anche in precedenza vi siano state diverse operazioni contro i civili delle aree periferiche libiche. Il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico, Ahmed al-Mismari, ha affermato, il 14 ottobre, che sono state le proprie forze ad aver condotto l’operazione che ha provocato la morte delle 3 bambine, ma questa era in realtà diretta contro la sala operativa dell’intelligence di al-Fornaj. Il portavoce ha, pertanto, evidenziato che l’attacco non era mirato contro civili ma ha causato ingenti perdite anche in termini materiali. L’abitazione colpita si trovava a circa 30 metri dall’entrata di un compound che, a detta di un funzionario della sicurezza, era un campo dell’intelligence militare. Tuttavia, tale luogo risulta essere privo di danni.

Un portavoce del Pronto soccorso e dei servizi di emergenza del Ministero della Salute del governo tripolino, Osama Ali, ha reso noto che, oltre alla morte delle 3 sorelle, la madre e un altro bambino sono stati feriti. Secondo quanto riferito, i corpi delle vittime sono stati estratti dalle macerie dell’abitazione, gravemente danneggiata dal bombardamento. La famiglia era tra quelle sfollate a seguito dell’offensiva di Haftar contro Tripoli, che ha avuto inizio il 4 aprile scorso.

Di fronte all’accaduto, il presidente del Consiglio presidenziale del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ha descritto l’attacco di al-Fornaj un crimine di guerra, nonché brutalità, che non può rimanere impunito. A tal proposito, il medesimo governo ha pubblicato una dichiarazione in cui vengono presi in esame i continui attacchi perpetrati contro aeroporti e proprietà sia pubbliche sia private, in cui vi sono state vittime civili. Al- Sarraj, durante un’ispezione sul luogo del bombardamento, ha poi affermato che i civili ed i quartieri residenziali sono stati colpiti in modo intenzionale. Inoltre, il premier ha riferito circa l’entità dei danni agli edifici dell’area colpita, tra cui abitazioni, una moschea e la sede del Ministero della Salute.

Un’ulteriore condanna è giunta dalla Missione delle Nazioni Unite in Libia, che si è detta “inorridita” per quanto accaduto, esortando a porre fine immediatamente a tali attacchi indiscriminati. In particolare, l’Onu ha parlato di attacchi contro vittime innocenti e contro bambini che continuano a pagare il prezzo di azioni sconsiderate. È stato evidenziato che l’attacco di al-Farnaj fa seguito a quello del 6 ottobre, data in cui le milizie di Haftar hanno colpito il Circolo Ippico di Janzour, nell’Ovest della capitale Tripoli, causando feriti, tra cui bambini, e danni materiali alle strutture. La Missione ha ribadito che non starà ferma a guardare tali crimini di guerra, e ha invitato gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza e gli organismi internazionali a prendere tutte le misure necessarie per porre fine alle violazioni del diritto internazionale umanitario in Libia.

Il 14 ottobre, le forze di Haftar hanno poi reso noto di aver colpito un sito militare della capitale, dove sono riuscite a distruggere una sala di controllo dell’aviazione turca. Secondo quanto riportato, due ingegneri militari turchi sono morti a seguito dell’attacco, oltre ad alcune guardie presenti sul posto.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale Tripoli. L’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile, rappresenta la risposta del governo tripolino, e mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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