Hong Kong: l’aumento delle violenze non porterà ad alcuna concessione

Pubblicato il 15 ottobre 2019 alle 15:38 in Cina Hong Kong

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Il capo dell’esecutivo di Hong Kong, Carrie Lam, ha escluso qualsiasi tipo di concessione a favore dei manifestanti pro-democrazia a seguito delle crescenti violenze, tra cui l’esplosione di un piccolo ordigno.

“Ho affermato in molte occasioni che la violenza non ci fornirà una soluzione. La violenza genera solo più violenza”, ha dichiarato Carrie Lam in una conferenza stampa, martedì 15 ottobre. “Fare concessioni semplicemente a causa di un’escalation della violenza non farà che peggiorare la situazione. D’altra parte, dovremmo considerare ogni mezzo per porre fine alle brutalità”, ha continuato.

Tali dichiarazioni fanno riferimento, nello specifico, agli eventi di domenica 13 ottobre, quando i manifestanti e la polizia si sono scontrati per le strade della città. Un gruppo di manifestanti, vestiti completamente di nero, hanno lanciato circa 20 molotov contro una stazione di polizia. Inoltre, le autorità hanno un segnalato la presenza di un esplosivo artigianale lungo una strada. Questo è stato fatto detonare a distanza mentre un’auto della polizia passava nei pressi, ma non sono state riportate vittime. Lo stesso giorno, uno studente di 18 anni è stato accusato di aver attaccato un ufficiale con un tagliacarte, minacciando di tagliargli la gola. La polizia ha arrestato più di 2.300 persone da giugno, quando i disordini hanno cominciato ad aumentare. Tra questi, ci sono decine di adolescenti, alcuni di appena 12 anni, secondo quanto riferito da Carrie Lam.

La proteste hanno cominciato a diventare più violente dopo che, il 4 ottobre, Carrie Lam ha riattivato i poteri di emergenza dell’era coloniale per la prima volta in oltre 50 anni, nel tentativo di reprimere le manifestazioni. Anche la repressione sta diventando progressivamente più dura. Durante le manifestazioni del 1° ottobre, la polizia antisommossa ha utilizzato, per la prima volta, proiettili veri contro la folla di manifestanti. Un gruppo di persone ha reagito lanciando molotov, mentre la maggior parte ha tentato di difendersi nascondendosi.

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma.  Il 15 settembre, i manifestanti avevano chiesto anche a Londra di dialogare con la Cina, per costringere Pechino a onorare la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che stabiliva le condizioni per il ritorno di Hong Kong in Cina, nel 1997. In base all’accordo sottoscritto dalle Nazioni Unite, Hong Kong è una città cinese in un quadro noto come “un Paese, due sistemi” che garantisce una serie di libertà alla zona che non sono garantite nella Cina continentale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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