Guinea: 5 morti in seguito a proteste politiche contro il presidente

Pubblicato il 15 ottobre 2019 alle 15:47 in Africa Guinea

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Almeno 5 persone sono state uccise in Guinea durante una serie di proteste esplose in risposta all’annuncio da parte del presidente, Alpha Conde, di un possibile cambio di Costituzione, che gli consentirebbe di competere nuovamente alle prossime elezioni e di rimanere in carica per un terzo mandato. Lunedì 14 ottobre, la polizia guineana ha aperto il fuoco contro i manifestanti riunitisi nella capitale, Conakry, e nella città di Mamou, roccaforte delle opposizioni. Secondo quanto riportato dall’organizzazione guineana per la difesa dei diritti umani (OGDH), 4 persone sono state uccise a Conakry, mentre un gendarme ha perso la vita a Mamou. “L’obiettivo della manifestazione, che è stata fin da principio a carattere insurrezionale, era chiaramente quello di provocare una risposta violenta da parte dell’esercito per causare molti morti e infiammare la situazione”, ha dichiarato il portavoce del governo, Damantang Albert Camara.

Il leader dell’opposizione, Cellou Diallo, che è arrivato secondo dopo Conde sia alle elezioni presidenziali del 2010 sia a quelle del 2015, ha riferito ai giornalisti che almeno 38 persone sono state ferite a Conakry e Mamou. “Incoraggiamo i cittadini a continuare a manifestare, oggi, domani, dopodomani, fino a quando le nostre legittime richieste saranno soddisfatte”, ha affermato Diallo. “Abbiamo bisogno di una dichiarazione chiara, ferma e irrevocabile in cui Alpha Conde rinunci pubblicamente al terzo mandato”, ha aggiunto l’uomo. Anche l’organizzazione per la difesa dei diritti umani Amnesty International ha condannato i 4 morti della capitale, ha esortato le forze di sicurezza a “astenersi dall’utilizzare forze eccessive e letali” e ha invitato le autorità a rilasciare “le persone arbitrariamente arrestate per l’organizzazione delle proteste”. Sono 6 gli attivisti dell’opposizione catturati e messi in detenzione a seguito delle proteste di lunedì, le prime di una serie di dimostrazioni pianificate di comune accordo tra i partiti dell’opposizione e i gruppi della società civile, uniti nel Fronte nazionale per la difesa della Costituzione (FNDC).

Alle manifestazioni, sparse in tutta la capitale, ha preso parte un ristretto numero di persone ma la sicurezza era alta e gli agenti sono intervenuti rompendo le barricate improvvisate e arrestando gli attivisti colti a bruciare macchine e a lanciare pietre. I leader delle proteste sono stati bloccati nelle loro case ed è stato impedito loro di lasciare le proprie abitazioni.

Le proteste si sono scatenate in risposta ai timori che il presidente Conde possa cercare un terzo mandato presidenziale. L’81enne è diventato il primo presidente democraticamente eletto dell’Africa occidentale nel 2010, ponendo fine a 2 anni di governo militare, successivo alla morte dell’ex presidente Lansana Conte, e suscitando speranze per il progresso democratico in Guinea. Il mese scorso, Conde ha invitato la popolazione a prepararsi a un referendum e a future elezioni, suscitando speculazioni che stia progettando di cambiare la Costituzione al fine di concorrere per un terzo mandato. Le prossime votazioni presidenziali sono attese per la fine del 2020.

Nonostante il Paese sia uno dei più ricchi in Africa termini di riserve minerarie, la sua popolazione resta una delle più povere. La Guinea è il principale produttore africano di bauxite, utilizzato per la produzione di alluminio, e possiede notevoli riserve di ferro. Secondo i gruppi d’opposizione, la stampa e le organizzazioni umanitarie attive sul territorio, da aprile 2011, sono 94 le persone che sono state uccise in Guinea, soprattutto per colpi di arma da fuoco, nelle varie dimostrazioni politiche che si sono svolte durante la leadership di Conde.

Dopo essere stato eletto presidente per la prima volta nel dicembre 2010, Alpha Conde è stato rieletto, per il secondo mandato, nell’ottobre 2015, assicurandosi la vittoria al primo turno con il 58% dei voti in parlamento. Il leader dell’opposizione, Cellou Dalein Diallo, aveva dichiarato invalido il voto, denunciando il presidente di corruzione. Tuttavia l’Unione Europea aveva affermato che, nonostante alcuni problemi logistici, il risultato era valido. Quella del 2010 è stata la prima elezione democratica del Paese da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1958. La nomina di Conde ha però sollevato alcune tensioni etniche nel Paese dal momento che il presidente fa parte del gruppo etnico Malinke, che rappresenta il 35% della popolazione nazionale, mentre l’altro candidato, Diallo, appartiene al gruppo etnico Peul, di cui fa parte il 40% della popolazione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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