Spagna: condannati per sedizione i leader indipendentisti catalani

Pubblicato il 14 ottobre 2019 alle 11:24 in Europa Spagna

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La Corte Suprema spagnola ha inflitto condanne tra 9 e 13 anni in carcere ai nove leader indipendentisti catalani  per sedizione nel processo sul referendum illegale sull’indipendenza della Catalogna del 1 ottobre 2017. 

L’ex vicepresidente della Generalitat Oriol Junqueras dovrà scontare la pena più alta, 13 anni, per un reato di sedizione ai fini dell’appropriazione indebita, cioè un reato è stato mezzo necessario per la commissione dell’altro, Degli altri otto imputati che si trovano in detenzione preventiva, tre ex assessori (Raül Romeva, Jordi Turull e Dolors Bassa) sono stati condannati per sedizione e appropriazione indebita a 12 anni di carcere; gli altri due (Josep Rull e Joaquim Forn) sono stati assolti dal crimine di appropriazione indebita ma la corte ha imposto 10 anni e sei mesi di carcere per sedizione. La ex presidente del Parlamento, Carme Forcadell, è stata condannata a 11 anni e mezzo per il reato di sedizione. Per questo stesso reato, una condanna di nove anni è stata inflitta ai leader della Asemblea Nacional Catalana e di Ómnium cultural, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart. Gli unici tre imputati che hanno affrontato il processo in libertà (ex assessori Santi Vila, Carles Mundó e Meritxell Borràs) sono stati condannati a un anno e otto mesi di inabilitazione ai pubblici uffici e dieci mesi di multa con una quota di 200 euro al giorno. Tutti e tre sono stati assolti per appropriazione indebita di fondi pubblici.

La Corte Suprema ritiene che durante l’autunno 2017 siano stati registrati “episodi indiscutibili di violenza” in Catalogna, ma ritiene che questi non siano sufficienti per condannare i leader dell’indipendenza per ribellione. “La violenza deve essere una violenza strumentale e funzionale, preordinata direttamente, senza passaggi intermedi, ai fini di incoraggiare l’azione dei ribelli”, afferma la sentenza della corte, che ritiene che le alterazioni del diritto in Catalogna fossero insufficienti “per imporre nei fatti un’indipendenza territoriale effettiva e l’abrogazione della Costituzione”. “In altre parole, “è violenza per ottenere la secessione, non violenza volta a creare un clima o uno scenario in cui ulteriori negoziati diventino più praticabili” – afferma la corte.

A riprova del fatto che la violenza non era una parte strutturale del piano, i magistrati ricordano che “una decisione della Corte costituzionale è stata sufficiente” a far sì che le leggi anticostituzionali approvate dal Parlamento catalano non fossero applicate e solo “la semplice visualizzazione di poche pagine della Gazzetta ufficiale dello Stato” in cui è stata pubblicata l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione ha fatto in modo che alcuni degli imputati fuggissero e quelli che erano rimasti in Spagna rinunciassero incondizionatamente all’avventura che avevano intrapreso”.

La sentenza pone fine a due anni di processo giudiziario iniziato il 16 ottobre 2017 con l’arresto dei leader dell’Assemblea nazionale catalana (ANC) e di Òmnium Cultural, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart. Due settimane dopo, l’ufficio del procuratore generale ha presentato una denuncia contro l’intero governo di Carles Puigdemont e i membri dell’Ufficio di presidenza del Parlamento che avevano permesso di votare la dichiarazione unilaterale di indipendenza il 27 ottobre. L’allora presidente e cinque ex assessori fuggirono dalla Spagna e il tribunale nazionale incarcerò Junqueras e altri sei membri del governo.

La Corte Suprema ha assunto il caso lo scorso febbraio con 12 leader indipendentisti imputati, nove dei quali in detenzione preventiva: Junqueras, Sànchez, Cuixart, gli ex-assessori Dolors Bassa, Joaquim Forn, Raül Romeva, Jordi Turull e Josep Rull, e la ex presidente del Parlamento Carme Forcadell.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e catalano

di Redazione

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