Somalia: esplosioni di mortaio fuori dall’aeroporto di Mogadiscio

Pubblicato il 14 ottobre 2019 alle 12:35 in Africa Somalia

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Circa 3 esplosioni di mortaio sono state registrate, domenica 13 ottobre, presso l’aeroporto internazionale di Mogadiscio, dove sono collocate diverse ambasciate nonché le missioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. Il bilancio delle vittime conta, al momento, 6 feriti, secondo quanto riportato da fonti diplomatiche. Il governo somalo, invece, non ha ancora rilasciato commenti sull’accaduto. Alcuni residenti, presenti sul luogo al momento dell’incidente, hanno riferito di aver udito diversi colpi di mortaio indirizzati verso il compound. Diplomatici delle Nazioni Unite hanno precisato che i colpi sono stati 3. “Sono sconvolto da questo palese atto di terrorismo contro il nostro personale. Per fortuna, la maggior parte del nostro staff è rimasto illeso”, ha dichiarato con una nota l’inviato dell’ONU James Swan.

La maggior parte delle sedi delle organizzazioni internazionali e delle rappresentanze diplomatiche sono collocate all’interno delle recinzioni dell’aeroporto di Mogadiscio per questioni di sicurezza. Tuttavia, non è la prima volta che militanti dell’organizzazione terroristica di Al Shabaab tentano di attaccare varie postazioni delle forze straniere operative sul territorio. Il 30 settembre, 2 attacchi separati hanno colpito una base militare statunitense nella città di Baledogle e un convoglio italiano a Mogadiscio. Quest’ultimo è stato preso d’assalto al rientro da una riunione di alto livello presso il quartier generale delle Nazioni Unite. La base di Baledogle, invece, è il luogo in cui le forze speciali statunitensi addestrano i commandos somali e da dove vengono lanciate molte operazioni con droni contro le organizzazioni terroristiche locali. La base ospita forze speciali somale, forze speciali statunitensi e truppe di pace ugandesi e si trova nella regione di Lower Shabelle, circa 100 km a Ovest di Mogadiscio. Il gruppo jihadista africano, al-Shabaab, ha immediatamente rivendicato la responsabilità degli attacchi.

I terroristi somali di Al Shabaab restano la minaccia più grave per la stabilità del Paese e di tutta la regione. I militanti sono soliti compiere attentati contro soldati, anche stranieri, in particolare americani, e altri obiettivi militari, ma non mancano attacchi perpetrati nei confronti di civili o del personale delle missioni internazionali, tra cui l’AMISOM, istituita dall’Unione Africana. La forza di peacekeeping è stata stabilita il 19 gennaio 2007 con un mandato iniziale di 6 mesi, successivamente prolungato nel corso degli anni. I Paesi che ne fanno parte sono Uganda, Kenya, Burundi, Somalia, Etiopia, Gibuti e Sierra Leone. Attualmente, 22.000 soldati dell’Unione si trovano in Somalia, ma entro il 2020 è previsto il loro ritiro definitivo dal Paese, decisione che era stata approvata dal Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione Africana. Tuttavia, il susseguirsi degli attacchi di al-Shabaab, la corruzione e le lotte intestine all’interno dei ranghi militari somali preoccupano la comunità internazionale, gettando alcuni dubbi sul fatto che l’esercito nazionale sia pronto ad assumere indipendentemente il comando della gestione della sicurezza nel Paese del Corno d’Africa.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, come quello del 2016, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri per il terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che, nel 2017, i terroristi somali hanno utilizzato diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. Nel febbraio del 2017, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed Fermajo, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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