I servizi segreti e il contrasto tra Conte e Renzi

Pubblicato il 14 ottobre 2019 alle 6:01 in Il commento Italia

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Renzi e Conte sono divisi sul modo in cui organizzare i servizi segreti. Renzi vorrebbe che fossero un po’ meno segreti, mentre Conte vorrebbe che lo fossero un po’ di più, il che significa che Renzi è per il decentramento dei poteri e Conte per la concentrazione. In ballo, vi è anche il rapporto con gli Stati Uniti, che stanno seguendo il dibattito in corso con molta attenzione. Per capire quale sia l’interesse di Trump, schierato con Conte, occorre sapere come sono organizzati i servizi segreti italiani. Prima di sviluppare un ragionamento politico, cosa che faremo tra qualche istante, dobbiamo acquisire alcune informazioni tecniche che ci aiuteranno a capire perché Trump ci sta osservando. In primo luogo, occorre sapere che i servizi segreti si chiamano dipartimento delle informazioni per la sicurezza o DIS. Quando la televisione parla del “capo del Dis” intende dire, e non si capisce perché non lo dica, “il capo dei servizi segreti”. È bene chiarirlo visto che, in base a questa terminologia, il cittadino comune non capisce niente. La seconda informazione è  che, in base all’ordinamento italiano, le forze armate rispondono al presidente della repubblica, mentre i servizi segreti al presidente del consiglio. Quando Renzi era premier, operò per una forte democratizzazione dei servizi segreti. La sua prima mossa fu quella di confermare l’ambasciatore Giampiero Massolo capo del DIS. Massolo era una delle figure più alte della repubblica, essendo stato il capo irreprensibile della diplomazia italiana per anni. Non essendo un uomo di “apparato”, nel senso  che non veniva né dai servizi segreti né dalle forze dell’ordine, Massolo stipulò una quantità enorme di convenzioni con le università italiane per “aprire” i servizi segreti alla società civile, ma anche per “avvicinare” e poi reclutare i giovani laureati più brillanti. Massolo volle anche creare un sito internet con l’organigramma dei servizi segreti e tutte le collaborazioni avviate con le università. La seconda mossa di Renzi fu quella di delegare una parte dei propri poteri a Marco Minniti, il quale diventò l’“autorità delegata”: un altro termine incomprensibile che bisogna spiegare. L’autorità delegata è un sottosegretario alla presidenza del consiglio che si pone a metà tra il presidente del consiglio e il capo dei servizi segreti. Quindi l’autorità delegata è più importante del capo dei servizi segreti e meno importante del presidente del consiglio. In tal modo, Renzi creò una struttura collegiale, a cui Conte sembra opporsi. E qui entra in ballo Trump, il quale vorrebbe che i servizi segreti italiani rimanessero molto segreti perché ha bisogno di ottenere una serie di favori sul russiagate. I favori che Trump chiede non sono noti a chi scrive, ma lo sono a Conte, che dovrà rispondere al parlamento tra qualche giorno, e all’attuale capo dei servizi segreti, Gennaro Vecchione.  Ciò chiarito, le questioni principali sono due. La prima ha a che vedere con l’interesse nazionale dell’Italia oggi e la seconda con l’interesse di una democrazia liberale domani. Nella fase attuale, conviene che prevalga la posizione di Conte perché, concentrando i poteri e aumentando la segretezza, il governo italiano potrebbe fare alcuni favori importanti a Trump, ottenendo forse un intervento americano in Libia che ponga fine all’assedio di Tripoli, dove si trova un governo sostenuto dall’Italia e dove Eni, e quindi l’Italia, ha enormi interessi giacché gli interessi di Eni coincidono, in larga parte, con gli interessi degli italiani. Trump, in Libia, ha abbandonato l’Italia per schierarsi con l’Egitto, che sostiene l’assedio di Tripoli. Il fine di al Sisi è di trasformare la Libia in un feudo proprio e dell’Arabia Saudita. Se l’Egitto è in vantaggio rispetto all’Italia è, in misura preponderante, colpa di Trump: grande sciagura per gli interessi dell’Italia nel Mediterraneo e non solo, visto che ha anche danneggiato le ottime relazioni commerciali tra l’Iran e l’Italia.
Quanto al futuro, è meglio che prevalga Renzi perché la posizione di Conte, che oggi è utilizzata a fin di bene per gli italiani, un domani potrebbe essere utilizzata a fin di male. Chiunque ami una democrazia liberale deve sempre ricordare che il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente.
Articolo apparso sul “Messaggero”, per gentile concessione. 

di Alessandro Orsini

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