Siria: forze turche occupano villaggio di Suluk

Pubblicato il 13 ottobre 2019 alle 12:55 in Siria Turchia

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Le truppe turche, insieme agli alleati siriani, hanno occupato ampie porzioni di un villaggio nel nord della Siria, Suluk, mentre continua, nel quinto giorno consecutivo, la loro avanzata nel quadro della campagna militare contro le milizie curde nella regione, nonostante le critiche della comunità internazionale.

A dare la notizia della nuova conquista turca è stato l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, il principale ente di monitoraggio del conflitto siriano, nella giornata di domenica 13 ottobre. Stando alla fonte, le forze turche e i ribelli siriani sono entrati a Suluk, situato a circa 10 km dal confine condiviso; l’agenzia di stampa statale turca Anadolu ha diffuso la notizia che le truppe turche hanno assunto il controllo completo sulla cittadina. Suluk si trova a sud-est della cittadina di confine siriana Tel Abyad, uno dei due principali obiettivi della campagna militare di Ankara, il quale è stato bombardato da cannoni turchi nella mattina di domenica, secondo quanto dichiarato da un testimone del villaggio turco limitrofo di Akcakale. Oltre a ciò, si sono verificate sparatorie intorno al villaggio siriano di Ras al Ain,anch’esso posto al confine con la Turchia, circa 120 km più a est di Tel Abyad. L’artiglieri turca continua a tenere sotto mira l’intera zona.

I ribelli siriani appoggiati da Ankara, noti come “National Army”, avevano già avanzato fin dentro Ras al Ain il giorno precedente, ma nel mattino di domenica stavano ancora lottando per assumere il controllo del villaggio. L’Osservatorio Siriano ha riferito che le Syrian Democratic Forces (SDF), milizie a guida turca, hanno riassunto “quasi il pieno controllo” di Ras al Ain in seguito a una controffensiva. Un portavoce del National Army ha però smentito tale notizia, affermando che le loro truppe si trovano ancora sulle posizioni conquistate sabato 12 ottobre.

In questo contesto, il bilancio delle vittime tra le fila dei militanti curdi, domenica, ha raggiunto i 104 morti, secondo le stime dell’Osservatorio Siriano. Stando alle fonti interne alle SDF, sono 45 i combattenti rimasti uccisi nelle operazioni.

Ankara sta andando incontro a minacce di possibili sanzioni da parte degli Stati Uniti, a meno che il Paese non cessi l’operazione bellica in Siria. Inoltre, due alleati membri della NATO, Germania e Francia, hanno annunciato che sospenderanno la vendita di armi ad Ankara, e anche la Lega Araba ha denunciato la campagna turca, chiamata “Fonte di pace”.

L’operazione “Fonte di pace” è stata intrapresa dalla Turchia il 9 ottobre scorso e mira a contrastare le milizie curde presenti in Siria. Queste, a detta di Ankara, rappresentano una minaccia per l’integrità territoriale siriana. In particolare, l’obiettivo dell’operazione è porre fine ad un “corridoio terroristico”. Inoltre, secondo funzionari turchi, il fine è altresì creare una zona sicura che si estende dal fiume Eufrate a Ovest, fino alle città di Jarabulus e al-Malikiyah, nell’estremo Nord della Siria, con una lunghezza pari a circa 450 chilometri. A tal proposito, il vicepresidente della Turchia, Fuat Oktay, ha affermato che si tratta di un’area in cui i 3.6 milioni di rifugiati siriani potranno ritornare, per vivere in pace e sicurezza nelle proprie abitazioni. Al momento, Ankara ha preso il controllo di 15 villaggi nel Nord-Est della Siria ed ha circondato due città di tale area.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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