Germania: stop a vendita di armi alla Turchia per offensiva in Siria

Pubblicato il 13 ottobre 2019 alle 15:13 in Germania Turchia

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La Germania, nella giornata di sabato 12 ottobre, ha proibito la vendita di armi alla Turchia a causa della campagna militare condotta da Ankara contro le milizie curde nel nord della Siria.

Berlino, insieme a molti Paesi occidentali, ha apertamente condannato l’offensiva turca contro le milizie delle People’s Protection Units (YPG) curde, le quali hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. A rendere noto lo stop al commercio di armi con Ankara è stato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, attraverso l’edizione domenicale di Bild. Nel giornale, che ha riportato le sue parole, si legge: “Nel contesto dell’offensiva militare turca nella Siria nord-orientale, il governo non rilascerà alcun nuovo permesso per equipaggiamento militare che possa essere usato in Siria dalla Turchia”. Maas questa settimana ha avvertito che l’operazione della Turchia rischia di provocare la ripresa dell’Isis nella regione e che potrebbe innescare un disastro umanitario

L’anno scorso, la Germania, uno dei maggiori esportatori di armi al mondo insieme a Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, ha esportato armi per un totale di quasi 243 milioni di euro verso la Turchia, compagno membro della NATO, ossia quasi un terzo delle sue vendite totali di armi, per 771 milioni di euro. Nei soli primi quattro mesi di quest’anno, le vendite alla Turchia, ovvero il suo più grande cliente nella NATO, hanno raggiunto 184 milioni di euro. La popolazione tedesca comprende circa 2,5 milioni di persone di origine turca. L’anno scorso Berlino ha imposto un embargo sulla vendita di armi in Arabia Saudita dopo l’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi nel consolato di Riyad a Istanbul.

Ma le critiche alla controversa offensiva non si sono limitate alla Germania. Il leader francese, Emmanuel Macron, ha avvertito Trump in una telefonata che l’azione militare della Turchia nel nord della Siria potrebbe portare a una ripresa dell’attività dello Stato islamico. Il presidente Macron “ha ribadito la necessità di far cessare immediatamente l’offensiva turca”, ha dichiarato il suo ufficio in una nota sabato 12 ottobre.

Venerdì 11 ottobre, il Pentagono ha condannato la Turchia per la sua escalation, avvertendo di “gravi conseguenze” per le sue azioni. L’amministrazione Trump ha anche minacciato sanzioni ad importanti funzionari turchi in merito alla questione. I Paesi Bassi e la Norvegia, entrambi alleati NATO della Turchia, hanno sospeso le vendite di armi alla Turchia durante la sua ultima offensiva.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, tuttavia, insiste sul fatto che l’operazione non si fermerà fino a quando le forze curde siriane non si ritireranno al di sotto di una linea interna di 32 chilometri (20 miglia) dal confine. Ankara ha affermato che mira a respingere le Unità di protezione del popolo curdo siriano, o YPG, che considera come terroristi per i suoi legami con l’insurrezione curda, lunga decenni, all’interno dei propri confini. L’YPG è una componente principale delle forze democratiche siriane a guida curda (SDF).

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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