Brexit: UE e Regno Unito accettano di “intensificare” i negoziati

Pubblicato il 13 ottobre 2019 alle 6:28 in Europa UK

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Il Segretario della Brexit, Steve Barclay, ha incontrato il capo negoziatore dell’Unione Europea, Michel Barnier, per discutere del futuro dei colloqui, in scadenza nei prossimi giorni. Al termine della riunione, la Commissione europea ha rilasciato una dichiarazione in cui si evince che i 27 Paesi dell’UE hanno dato il loro consenso all’avvio di intensi negoziati finali. “L’Unione Europea e il Regno Unito hanno concordato di intensificare la discussione nei prossimi giorni. La posizione dell’Ue resta immutata: occorre una soluzione legalmente operativa nell’Accordo di recesso che eviti infrastrutture alle frontiere sull’isola d’Irlanda, che protegga tutta l’economia dell’isola e salvaguardi l’integrità del Mercato unico”, ha affermato la Commissione. Un summit dei leader europei programmato all’inizio della prossima settimana sarà l’ultima chance di raggiungere un accordo prima della fatidica deadline, il 31 ottobre.

I risultati “costruttivi” dell’incontro seguono la scia della discussione “positiva” che era stata già intavolata, giovedì 10 ottobre, dal primo ministro inglese Boris Johnson e dal suo omologo irlandese Leo Varadkar. I due leader hanno concluso, a fine incontro, che un accordo sulla Brexit è ancora possibile e che un’uscita senza accordo sarebbe dannosa per entrambe le parti. In particolare, Varadkar ha dichiarato: “Sono assolutamente convinto che sia l’Irlanda sia la Gran Bretagna vogliono raggiungere un accordo. Siamo ad un punto molto delicato ma adesso sappiamo che il Regno Unito intende arrivare ad una decisione comune”. Il primo ministro irlandese, nonostante abbia promesso tutto l’impegno per tentare di far lasciare l’UE al Regno Unito in maniera ordinata, ha altresì specificato che non si tratta di un’operazione facile e che molti elementi della trattativa sfuggono al suo controllo. Da parte sua, il Segretario dell’Irlanda del Nord, Julian Smith, parlando alla BBC, ha affermato che “c’è bisogno di un compromesso” e che si provi a trovare una soluzione nel quadro dell’unità.

Per la questione irlandese, il primo ministro inglese Boris Johnson ha proposto di rimuovere la clausola del backstop dall’accordo negoziato tra l’Unione Europea e l’ex premier Theresa May. Tale riserva, fermamente osteggiata da Johnson, era stata ideata per evitare una “Brexit dura” e quindi ogni confine fisico tra Belfast e Dublino. Così, in alternativa, il suo governo aveva presentato all’UE, il 2 ottobre, le proprie proposte. In base a queste ultime, l’Irlanda del Nord dovrebbe rimanere allineata al mercato unico europeo, almeno fino al 2025, per il commercio dei prodotti agroalimentari e degli altri beni materiali, al fine di favorire la transizione. In questo modo il confine tra l’UE e il Regno Unito verrebbe spostato nel Mare del Nord, che divide l’isola d’Irlanda dalla Gran Bretagna. Johnson, però, ha chiarito che la creazione di questa zona non può essere imposta ma deve essere accettata dal Parlamento dell’Irlanda del Nord. Infine, Londra ha specificato che, in base all’ultimo punto del programma del primo ministro inglese, continuerà ad esercitare controlli doganali alle frontiere tra le due parti dell’isola non in maniera fisica ma con “soluzioni flessibili e creative”, ad esempio attraverso strumenti elettronici.

Lunedì 9 settembre, il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

A tale riguardo, nella lettera a Juncker in merito alle alternative al backstop, Johnson ha dichiarato che “vi è davvero poco tempo per negoziare un nuovo accordo” e ciò deve essere fatto “prima della riunione del Consiglio Europeo” che si terrà il 17 e 18 ottobre.

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Chiara Gentili

di Redazione

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