Stati Uniti: dispiegate altre 3.000 unità in Arabia Saudita

Pubblicato il 12 ottobre 2019 alle 11:20 in Arabia Saudita USA e Canada

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Gli Stati Uniti invieranno altre 3.000 unità militari e armamenti aggiuntivi in Arabia Saudita al fine di incrementare le forze difensive del Paese a seguito degli attacchi condotti contro i suoi stabilimenti petroliferi.

Il Pentagono, nella giornata di venerdì 11 ottobre, ha approvato la mobilitazione di 3.000 soldati americani e  attrezzature militari in Arabia Saudita, rafforzando le difese del Paese dopo gli attacchi alle sue installazioni petrolifere. Il segretario alla Difesa americano Mark Esper ha autorizzato lo spiegamento di altre due batterie di missili Patriot, un sistema di intercettazione di missili balistici THAAD, due squadriglie di caccia e una truppa di spedizione aerea, ha dichiarato il Pentagono in una nota. Durante la mattinata, il segretario Esper ha informato il Principe Ereditario Saudita e il Ministro della Difesa, Mohammed bin Salman, del dispiegamento di truppe aggiuntive per assicurare e rafforzare la difesa dell’Arabia Saudita. “Insieme agli altri schieramenti, ciò costituisce un rafforzamento di 3000 forze che sono state estese e autorizzate nell’ultimo mese”, ha spiegato. Esper ha poi dichiarato ai giornalisti che gli schieramenti erano in risposta “alle continue minacce nella regione” e sono conseguenza di una conversazione con il Ministro della Difesa sugli “sforzi per proteggersi da ulteriori aggressioni Iraniane”. “Mohammed bin Salman ha richiesto ulteriore supporto”, ha detto Esper.

Da maggio, gli Stati Uniti hanno aumentato il numero delle loro forze di circa 14.000 unità nell’area del Comando Centrale che copre il Medio Oriente, ha reso noto il dipartimento della difesa. Il nuovo schieramento fa parte di quello che gli Stati Uniti hanno descritto come mosse difensive a seguito degli attacchi alle strutture petrolifere dell’Arabia Saudita il mese scorso, che ha scosso i mercati globali dell’energia e ha messo in luce importanti lacune nelle difese aeree dell’Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, così come diversi paesi Europei, hanno incriminato l’Iran per gli attacchi, accuse che Teheran respinge. L’Iran ha risposto con apprensione ai precedenti schieramenti di truppe statunitensi quest’anno. Il mese scorso Mohammed bin Salman ha affermato che Riyadh avrebbe preferito una soluzione politica ad una soluzione militare, ma ha avvertito che i prezzi del petrolio potrebbero salire a “numeri inimmaginabilmente alti” se il mondo non dissuaderà l’Iran.

Venerdì, una petroliera iraniana nel Mar Rosso è stata colpita da due sospetti razzi al largo delle coste dell’Arabia Saudita, sollevando il timore di un’ulteriore escalation nella già instabile regione del Golfo. “Gli esperti ritengono che sia stato un attacco terroristico”, ha riferito l’Iran’s News Students Agency (ISNA). Non hanno però dichiarato chi i funzionari iraniani sospettino sia a lanciare i missili. “Coloro che stanno dietro l’attacco sono responsabili delle conseguenze di questa pericolosa iniziativa, incluso il pericoloso inquinamento ambientale causato”, ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri Abbas Mousavi alla TV di stato.

Negli ultimi mesi sono stati numerosi gli attacchi alle infrastrutture petrolifere nel Golfo tra le già crescenti tensioni in tutto il Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno affermato che l’Iran ha attaccato petroliere vicino allo stretto di Hormuz a giugno e luglio, accuse respinte da Teheran.

Le relazioni tra Washington e Teheran sono andate progressivamente deteriorandosi a partire dal ritiro degli accordi sul nucleare dell’anno scorso da parte degli Stati Uniti. Dopo essere usciti dallo storico accordo del 2015, il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA), gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni penalizzanti nei confronti del settore petrolifero e bancario iraniano in quella che definiscono una campagna di “massima pressione”.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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