Operazione turca in Siria: gli ultimi aggiornamenti

Pubblicato il 11 ottobre 2019 alle 11:27 in Siria Turchia

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L’operazione “Fonte di pace”, intrapresa dalla Turchia il 9 ottobre scorso, continua. Al momento, Ankara ha preso il controllo di 15 villaggi nel Nord-Est della Siria ed ha circondato due città di tale area.

In particolare, secondo quanto riferito da un portavoce dell’opposizione armata siriana, l’esercito turco e le fazioni alleate hanno circondato le città di Tell-Abyad e Ras al- Ayn, situate al confine siro-turco, oltre ad assediare i villaggi di Bir Ashik e Hamidyah, giungendo a circa 8 km all’interno dei territori siriani. Il bilancio delle vittime causate dall’operazione militare comprende, sino ad ora, 228 combattenti delle unità di Protezione popolare curde (YPG).

Inoltre, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa turco, sono 6 i morti per l’esercito di Ankara e per le altre forze ad esso affiliate, a cui si aggiungono altri 16 feriti, causati da un colpo di mortaio lanciato da parte siriana contro il centro della città di Akçakale, nel distretto di Şanlıurfa del Sud-Est della Turchia, vicino al confine siriano. Successivamente, la Turchia ha riportato la morte di un altro uomo delle proprie milizie ed il ferimento di 3 soldati, a causa degli scontri via terra contro le milizie curde.

Da parte loro, le Syrian Democratic Forces (SDF) curde hanno dichiarato che gli attacchi ed i bombardamenti aerei da parte turca hanno causato la morte di 9 civili dall’inizio dell’operazione. L’offensiva aerea è continuata fino a mezzanotte del 10 ottobre, per poi diminuire di intensità nelle ore successive. L’Osservatorio Siriano per i diritti umani ha rivelato che le prime 30 ore dell’operazione turca hanno causato lo sfollamento di circa 70mila civili, e le città di Ras al-Ayn e Ad Darbasiyah sono semi vuote. A detta dell’Osservatorio, il bilancio delle vittime è di 10 “martiri civili” e 46 membri delle SDF. Tuttavia, nelle ultime ore, queste sono riuscite a riprendere il controllo di alcune posizioni, precedentemente occupate da fazioni pro-Ankara, a Ras al-Ayn.

Anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha dichiarato che decine di migliaia di cittadini siriani si sono trasferiti in altre aree del Paese, mentre le agenzie di soccorso umanitario hanno messo in guardia dalla situazione di pericolo affrontata da circa mezzo milione di abitanti vicino al confine.

Tra le conquiste via terra riportate dall’esercito turco, è stata stabilita una base militare tra le città di Tell Abyad e Suluq, nel governatorato di Raqqa, bloccando altresì la strada tra i due punti. A detta del Ministero della Difesa turco, l’esercito di Ankara ha compiuto progressi nella città di Ras al-Ayn, provando a prendere il controllo delle aree circostanti, ed estendendosi fino a 30 km.  Tale cifra è la stessa dichiarata dal ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, secondo cui l’obiettivo di “Fonte di pace” è penetrare in Siria almeno fino a 30 km.

“Fonte di pace” è un’operazione promossa dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che mira a contrastare le milizie curde presenti in Siria. Queste, a detta di Ankara, rappresentano una minaccia per l’integrità territoriale siriana. In particolare, l’obiettivo dell’operazione è porre fine ad un “corridoio terroristico”. Inoltre, secondo funzionari turchi, il fine è altresì creare una zona sicura che si estende dal fiume Eufrate a Ovest, fino alle città di Jarabulus e al-Malikiyah, nell’estremo Nord della Siria, con una lunghezza pari a circa 450 chilometri. A tal proposito, il vicepresidente della Turchia, Fuat Oktay, ha affermato che si tratta di un’area in cui i 3.6 milioni di rifugiati siriani potranno ritornare, per vivere in pace e sicurezza nelle proprie abitazioni.

Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti in Siria, e, negli ultimi anni, hanno ampliato il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” legata al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

A fianco dell’esercito turco vi sono, poi, le milizie della cosiddetta Turkish- backed Free Syrian Army (TFSA), nota altresì come Esercito Nazionale Siriano. Si tratta di un gruppo militare costituitosi il 30 dicembre 2017, formato da arabi siriani e turkmeni siriani, attivi nel Nord-Est della Siria e cooptati da Ankara anche precedentemente, con l’obiettivo di creare la cosiddetta “free zone” e contrastare le SDF. A detta di al-Jazeera, sono circa 18.000 i combattenti di tale fazione addestrati e finanziati dalla Turchia che, negli ultimi anni, hanno combattuto contro le forze del regime siriano, prendendo parte anche agli scontri a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria.

L’operazione di Erdogan è stata duramente condannata a livello internazionale, anche da alcuni Paesi del mondo arabo. Non da ultimo, il 10 ottobre, si è tenuta una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con l’obiettivo di cercare una strada diplomatica che possa porre fine all’iniziativa turca.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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