Il Nobel per la Pace 2019 va al premier etiope Abiy Ahmed

Pubblicato il 11 ottobre 2019 alle 13:39 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha vinto il premio Nobel per la Pace 2019, ha annunciato venerdì 11 ottobre l’apposita commissione in Norvegia. Secondo quanto emerso da dichiarazione ufficiali, i membri del comitato hanno riconosciuto l’impegno del premier africano nel portare avanti i negoziati di pace con l’Eritrea e nel promuovere la firma di un accordo che ha messo fine alla lunga impasse politica e militare tra i due vicini del Corno d’Africa.

“Quando Abiy Ahmed ha allungato la mano, il presidente eritreo Isaias Afwerki l’ha afferrata e insieme hanno contribuito a formalizzare il processo di pace tra i due Paesi”, ha affermato Berit Reiss-Andersen, presidente della Commissione del Premio Nobel per la Pace. “In Etiopia, nonostante ci sia ancora molto lavoro da fare, Abiy Ahmed ha avviato importanti riforme che danno a tanti cittadini la speranza di una vita migliore e di un futuro più luminoso. Ahmed ha trascorso i suoi primi 100 giorni come primo ministro decidendo di revocare lo stato di emergenza nel Paese, di concedere l’amnistia a migliaia di prigionieri politici, di interrompere la censura dei media, di legalizzare i gruppi di opposizione considerati fuorilegge, di licenziare i leader civili e militari accusati di corruzione e di aumentare significativamente l’influenza di donne nella vita sociale e politica dell’Etiopia”. L’ufficio del primo ministro, commentando la vittoria, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi come nazione di aver guadagnato questo prestigioso premio”.

Il primo ministro Ahmed è stato lodato anche per i suoi sforzi volti a mediare tra il Kenya e la Somalia nella disputa di confine relativa alla distribuzione delle rispettive aree marittime. Dopo mesi di tensione, il 25 settembre, i due Paesi hanno concordato di normalizzare i loro rapporti e di ricostruire la fiducia reciproca. La controversia era scoppiata a febbraio, quando la Somalia aveva accusato il Kenya di aver messo all’asta alcune aree marittime contese per l’esplorazione di gas e petrolio. Da quel momento, le relazioni tra i due Paesi africani si sono notevolmente raffreddate. In risposta alle accuse, seppur negate dalla Somalia, il 19 febbraio Nairobi aveva riconvocato in patria il proprio ambasciatore a Mogadiscio.

Il contributo di Abiy Ahmed è stato altresì fondamentale nell’aver sbloccato le negoziazioni tra i leader del Sudan e del Sud Sudan. La visita del primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, a Juba, il 12 settembre, è stato il primo passo verso la normalizzazione delle relazioni economiche e commerciali con il Sud Sudan, diventato indipendente il 9 luglio 2011. I due Paesi intendono definire meglio i loro rapporti in ambito economico per facilitare il movimento di persone, beni e servizi. “La visita marcherà la relazione speciale che i due vicini intendono instaurare”, aveva sottolineato il Ministero dell’Informazione sudanese.

In Etiopia, la reazione immediata alla vittoria di Abiy Ahmed è stata di “sorpresa, non di shock”, ha riferito la corrispondente di Al Jazeera da Addis Abeba, Robin Kriel. “Ha davvero cercato di aprire lo scenario nazionale in una maniera inclusiva per tutti gli etiopi, e non solo per una singola etnia”, ha aggiunto, evidenziando che “i critici di Ahmed adesso faranno molta pressione affinché vengano indette elezioni libere ed eque a maggio del prossimo anno”. Questo argomento è stato ripreso anche dall’organizzazione umanitaria Amnesty International. “Il lavoro del primo ministro Abiy Ahmed è tutt’altro che finito”, ha sottolineato il segretario generale della ONG, Kumi Naidoo. “Questo premio dovrebbe spingerlo e motivarlo ad affrontare le incombenti sfide in materia di diritti umani che minacciano di invertire i successi realizzati finora. Deve garantire con urgenza che il suo governo affronti le tensioni etniche in atto nel Paese e le varie violazioni dei diritti umani. Dovrebbe inoltre fare in modo che le autorità rivedano la Proclamazione antiterrorismo, che continua ad essere utilizzata come strumento di repressione, e tengano conto dei sospetti autori di passate violazioni dei diritti umani”, ha affermato Naidoo.

Per il premio Nobel per la Pace 2019 ci sono stati ben 301 candidati, 223 individui e 78 organizzazioni. Tra i favoriti, oltre al premier etiope, figuravano la giovane attivista svedese per l’ambiente Greta Thunberg e il leader indigeno brasiliano Raoni Metuktire, emblema contro la deforestazione dell’Amazzonia. Mentre gli altri premi Nobel vengono annunciati da Stoccolma, in Svezia, quello per Pace è assegnato in Norvegia, precisamente nella capitale, Oslo. Il Comitato è formato da 5 persone scelte dal Parlamento norvegese. Quest’anno è stata nominata presidente della commissione Berit Reiss-Andersen, ex segretario di Stato al Ministero della Giustizia e della Polizia norvegese.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.