Francia, Norvegia e Italia condannano l’operazione turca in Siria

Pubblicato il 11 ottobre 2019 alle 16:35 in Europa Turchia

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in una sessione d’emergenza, convocata da 5 ambasciatori europei, ma non è riuscito a concordare una condanna congiunta dell’operazione militare turca nella Siria Nord-orientale. Tuttavia, alcuni Paesi si sono espressi con forza sul tema. 

I diplomatici europei avevano convocato tale incontro, il 10 ottobre, nella speranza di presentare un fronte unificato contro la Turchia, al fine di chiedere un immediato stop delle operazioni militari di Ankara nella regione controllata dai curdi in Siria. Anche se il Consiglio non è riuscito a votare una condanna condivisa da tutti i membri, i vari Paesi hanno avuto modo di sottolineare la loro posizione rispetto all’operazione in atto. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha affermato che la Turchia si dovrà assumere piena responsabilità di un eventuale ritorno dello Stato Islamico. “Sta mettendo milioni di persone a rischio di una catastrofe umanitaria”, ha dichiarato Macron. La Norvegia, alleata NATO della Turchia, ha dichiarato che sospenderà tutte le esportazioni di armi verso Ankara. Karen Pierce, l’ambasciatrice britannica presso le Nazioni Unite, è stata invece più conciliante e ha invitato Erdogan a usare “moderazione” e a continuare la lotta contro lo Stato Islamico, a cui ha fatto riferimento utilizzando il suo acronimo arabo, Daesh. “Ammiriamo tutti gli sforzi compiuti dalla Turchia durante la crisi umanitaria”, ha affermato la Pierce. “È stato uno sforzo eroico. La nostra preoccupazione principale è che non smetta di lottare contro Daesh”, ha aggiunto. 

Inoltre, l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Kelly Craft, ha affermato che l’amministrazione del presidente USA, Donald Trump, non approva l’azione militare turca e ha avvertito che ci saranno “conseguenze” a tali operazioni, ma senza specificare i dettagli di tale affermazione. “Il mancato rispetto delle norme internazionali, della protezione delle popolazioni vulnerabili, l’incapacità di garantire che l’ISIS non possa sfruttare queste azioni per ricostituirsi, avrà delle conseguenze”, ha dichiarato la Craft. Infine, l’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, ha accusato gli Stati Uniti e i suoi alleati della coalizione di condurre operazioni di “ingegneria demografica” che, secondo il diplomatico, avrebbero scatenato il conflitto in primo luogo. Nebenzia ha chiesto una soluzione che “tenga conto di altri aspetti della crisi siriana, non solo dell’operazione turca”. “Dovremmo parlare della presenza militare illegale in quel Paese”, ha affermato, facendo probabilmente riferimento a una presunta presenza statunitense non dichiarata in Siria.

Separatamente, da parte dell’Italia, arriva un’altra ferma condanna all’operazione turca. Su indicazione del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, la vice ministra Marina Sereni ha ricevuto alla Farnesina l’ambasciatore turco a Roma, Murat Salim Esenli, per sottolineare la contrarietà delle autorità italiane rispetto all’iniziativa militare unilaterale turca nella Siria Nord-orientale. “Azioni militari unilaterali costituiscono una minaccia ai risultati conseguiti dalla Coalizione Anti-Daesh, di cui Italia e Turchia sono entrambi importanti membri, e prolungheranno l’instabilità nel Nord-Est siriano, rischiando di creare terreno fertile per il ritorno di Daesh”, si legge sul sito ufficiale del Ministero degli EsteriLa Vice Ministra  ha quindi riaffermato la tradizionale posizione di Roma per la quale non esiste una soluzione militare alla crisi siriana. Una pace stabile e duratura può essere raggiunta solo grazie alla diplomazia internazionale e al dialogo politico. In questo senso, è stato ribadito il pieno sostegno dell’Italia all’azione dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen.

Da parte sua, l’ambasciatore turco si è dichiarato “scioccato e deluso” dalle dichiarazioni del governo italiano. “L’Italia per noi è un partner strategico e per questo abbiamo aspettative e abbiamo consultazioni politiche regolari, a livello ministeriale e di segretari generali. Spero che il governo italiano ai livelli più alti capisca le “ragioni” della Turchia che ha avviato una nuova operazione militare nel nord della Siria”, ha dichiarato Murat Salim Esenli. “Difendiamo i nostri confini, non difendiamo solo la Turchia e i cittadini turchi, ma anche i confini della Nato”, ha sottolineato l’ambasciatore. “Indirettamente stiamo difendendo i confini dell’Unione Europea e vogliamo ricordarlo ai nostri alleati NATO”, ha continuato. La Turchia considera le forze curde siriane una “organizzazione terroristica”, per via di presunti legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un’organizzazione politica e paramilitare nata nel Sud della Turchia e attiva anche in altre zone della regione. Tuttavia, le Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), contro cui è stato lanciato l’attacco in Siria, sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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