Esplosione a danno di una petroliera iraniana: si sospetta un attacco terroristico

Pubblicato il 11 ottobre 2019 alle 9:11 in Iran Medio Oriente

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Secondo quanto riportato da media iraniani, nella mattina di venerdì 11 ottobre, un’esplosione ha provocato ingenti danni ad una petroliera iraniana situata nel Mar Rosso, a 60 miglia a largo della città portuale saudita di Jeddah.

La petroliera, dal nome “Sinopa”, è di proprietà della National Iranian Oil Company (NIOC). L’esplosione ha causato un incendio all’interno dell’imbarcazione e la fuoriuscita di petrolio, ma, sino ad ora, non è stato rivelato se vi sono state anche vittime umane. Allo stesso tempo, non è ancora chiaro se i danni siano limitati alla petroliera e al suo contenuto, o hanno interessato anche altre parti. Gli esperti stanno conducendo indagini per scoprire le cause dell’esplosione, ma sospettano che si sia trattato di un attentato terroristico.

Secondo quanto specificato dall’agenzia di stampa iraniana IRNA, sono state due le esplosioni che hanno colpito lo scafo della petrolifera. La fonte ha poi parlato di un primo missile diretto contro la petroliera, intorno alle 5.20 del mattino. Secondo quanto specificato, l’equipaggio è al sicuro ed i danni sono probabilmente limitati allo scafo dell’imbarcazione. La situazione, a detta dell’agenzia, è sotto controllo.

Tanker trackers ha poi affermato che l’imbarcazione era diretta verso la Siria e trasportava circa un milione di barili di petrolio. Si tratta della terza petroliera di provenienza iraniana ad essere bloccata nel giro di sei mesi in tale area del Mar Rosso. La prima imbarcazione risale al mese di maggio scorso e aveva il nome di Happiness 1. Questa trasportava circa 1.1 milioni di barili di gasolio, ma è stata costretta a cercare riparo in un porto saudita dopo un guasto al motore e la perdita di controllo. Successivamente, nel mese di agosto, un ulteriore episodio ha interessato l’imbarcazione HELM, guastatasi mentre si trovava a 75 miglia a largo dell’Arabia Saudita.

L’incidente dell’11 ottobre si colloca in quadro di tensioni nella regione mediorientale. L’ultimo accaduto risale al 14 settembre scorso, quando due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. A tal proposito, l’Iran è ritenuto il responsabile di tale accaduto, sia dagli Stati Uniti sia da altri Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, in quanto non vi sarebbero “altre spiegazioni”. Quest’ultimo attacco ha provocato la diminuzione di circa 5.7 milioni di barili di petrolio al giorno, corrispondenti a circa il 5% della fornitura globale.

Un’altra vicenda ha riguardato un’imbarcazione britannica, dal nome Stena Impero, rilasciata il 27 settembre scorso, dopo essere stata detenuta dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione di Teheran, il 19 luglio. Il motivo della confisca sarebbe da far risalire alla mancata adempienza alle leggi marittime internazionali. Accuse, queste, negate sia da Londra sia dall’equipaggio a bordo.

La confisca da parte iraniana era giunta in risposta alla detenzione della petroliera ex Grace 1, al momento nota col nome di Adrian Darya, bloccata il 4 luglio e rilasciata ufficialmente il 19 agosto dopo diverse vicende, tra cui un fermo statunitense, con l’assicurazione iraniana che la nave non si sarebbe diretta verso Damasco con i suoi 2.1 milioni di barili di petrolio a bordo. Nel caso di Adrian Darya, l’accusa era proprio quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Tuttavia, la petroliera naviga nel Mediterraneo fin dal suo rilascio e sembra che il 2 settembre abbia sospeso il proprio sistema di localizzazione. Ciò ha indotto a sospettare che abbia salpato nuovamente verso le coste siriane.

Stena Impero e la ex Grace 1 sono divenute motivo di pressione e tensione negli ultimi mesi, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, e il loro destino è collegato ai contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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