Erdogan avanza in Siria, la reazione di Putin

Pubblicato il 11 ottobre 2019 alle 14:58 in Russia Siria Turchia

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Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso dubbi sulle capacità della Turchia di sconfiggere l’ISIS dopo l’inizio di un’operazione militare nel nord della Siria contro le milizie curde. Lo ha detto il leader russo venerdì 11 ottobre, durante il Consiglio dei Capi di Stato della CSI in corso ad Ashgabad, capitale del Turkmenistan.

“Nel nord della Siria, ci sono aree in cui sono concentrati i militanti dell’ISIS e sono sotto controllo grazie alle forze militari curde” – ha spiegato Putin. Secondo il leader del Cremlino, dopo l’ingresso dell’esercito turco nel nord della Siria, i curdi hanno abbandonato il campo e i militanti dell’ISIS “possono scappare”.

“Non sono sicuro che l’esercito turco possa assumere il controllo delle aree dove esistono ancora militanti dell’ISIS, né so quanto velocemente possa farlo” – ha dichiarato Putin, che ha precisato che secondo il Consiglio dei Capi dello Stato Maggiore della Federazione russa, centinaia o addirittura migliaia di militanti dell’ISIS sono nella zona interessata dell’avanzata turca.

Le parole pronunciate ad Ashgabad indicano la preoccupazione del leader del Cremlino stretto tra la necessità di mantenere la stabilità e l’integrità della Siria sotto il governo di Bashar al-Assad, suo stretto alleato, conquistate a costo di un intervento militare diretto da parte di Mosca, e la promessa, più volte ribadita, di rispettare gli interessi della Turchia nella questione curda, anche perché l’accordo con Ankara si è rivelato fondamentale per la politica russa in Medio Oriente. L’accordo tra Mosca e Ankara prevede che la Russia rispetti gli interessi e le preoccupazioni della Turchia per la propria sicurezza nel Nord della Siria.

Già nel 2018, quando fu creato il Consiglio Inter-siriano a Sochi, in Russia, il ministro degli esteri Lavrov si vide costretto a ritirare gli inviti ai curdi per le pressioni di Ankara, che assieme all’Iran è il terzo sponsor del dialogo inter-siriano che si svolge sotto l’egida di Mosca. 

Prima di intervenire in Siria, lo scorso 9 ottobre, Erdogan aveva telefonato a Putin. In occasione della chiamata il presidente russo ha chiesto un’attenta valutazione della situazione in modo da non pregiudicare gli sforzi compiuti da entrambi i paesi risolvere la crisi siriana, riferisce il servizio stampa del Cremlino.

“Lo scambio di opinioni sulle questioni siriane è continuato, anche tenendo conto degli accordi raggiunti a settembre ad Ankara durante l’incontro dei leader degli stati garanti del processo di Astana [Iran, Turchia e Russia, n.d.a]. Alla luce dei piani annunciati dalla Turchia per un’operazione militare nel nord-est della Siria, Vladimir Putin ha invitato i partner turchi a valutare attentamente la situazione in modo da non danneggiare gli sforzi globali per risolvere la crisi siriana”, afferma il comunicato del Cremlino.

Dopo l’inizio delle operazioni, tuttavia, il Cremlino ha sostenuto la Turchia di fronte alla reazione di Stati Uniti e Unione Europea. “La responsabilità della situazione nel nord della Siria è degli Stati Uniti” – ha affermato il portavoce di Putin, Dmitrij Peskov, riconoscendo le ragioni della Turchia nella difesa della sicurezza della propria frontiera meridionale. Secondo Mosca la presenza di truppe USA e coalizzate nella zona, ha contribuito a creare la situazione che ha spinto Ankara a intervenire.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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