Tunisia: dopo i risultati ufficiali delle elezioni parlamentari, rilasciato il candidato alle presidenziali

Pubblicato il 10 ottobre 2019 alle 11:30 in Africa Tunisia

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I risultati ufficiali delle elezioni parlamentari svoltesi in Tunisia lo scorso 6 ottobre hanno decretato la vittoria di Ennahda, un partito di centro- destra, auto-definitosi “islamico” e “democratico”. Allo stesso tempo, il 9 ottobre, è giunta la notizia del rilascio del candidato al secondo turno delle elezioni presidenziali, Nabil Karoui.

Circa i risultati delle elezioni parlamentari, Ennahda ha ottenuto 52 seggi sui 217 totali e rappresenterà il blocco maggiore nel parlamento tunisino. Tuttavia, tale risultato potrebbe non essere sufficiente a formare facilmente un governo. Inoltre, sebbene il partito di centro destra sia primo, ha ottenuto 17 seggi in meno rispetto alle precedenti elezioni parlamentari del 2014, quando è arrivato secondo in una coalizione secolare non più esistente. Per alcuni, ciò rappresenta un ulteriore segnale dell’insoddisfazione e malcontento del popolo tunisino.

A tal proposito, Ennahda, considerato uno dei maggiori partiti politici dello scenario tunisino, è stato membro di diverse coalizioni salite al potere sin dalla rivoluzione tunisina del 2011. Tuttavia, nessuna è riuscita a rispondere alle esigenze dei tunisini che continuano a chiedere migliori servizi e condizioni di vita. Non da ultimo, a detta di alcuni analisti, le problematiche attuali, tra cui un grave debito pubblico e una disoccupazione giunta al 15%, potrebbero essere complicate da una fase di impasse, provocata da divisioni all’interno del parlamento tunisino.

Il partito arrivato secondo alle elezioni parlamentari è stato “Il cuore della Tunisia”, che ha ottenuto 38 seggi. Questo è guidato da Nabil Karoui, il quale concorre altresì per il secondo turno delle elezioni presidenziali, previsto per il 13 ottobre prossimo. L’uomo è stato, però, arrestato il 23 agosto con accusa, respinta dal candidato, di riciclaggio di denaro e frode fiscale. Nonostante ciò, la commissione elettorale aveva affermato che il candidato avrebbe avuto il diritto di competere per la posizione di presidente, in quanto non era stato emesso, al momento della candidatura, un verdetto contro di lui. La magistratura tunisina, il 18 settembre, si era rifiutata di rilasciare Karoui.

Il 9 ottobre, invece, il candidato è stato rilasciato dalle autorità tunisine, dopo aver trascorso le ultime settimane nella prigione di Mornaguia, nella periferia di Tunisi, e dopo che la Corte di Cassazione ha accettato l’appello presentato dai suoi avvocati. Ciò ha “salvato la transizione e la situazione all’ultimo momento”, secondo quanto affermato dal portavoce di Karoui, Hatem Mliki, che ha poi continuato: “Stavamo affrontando un momento molto difficile che minacciava la democrazia tunisina”.

Il caso contro Karoui era stato aperto nel 2016, in seguito ad indagini di un’organizzazione locale “I watch”, ramo di Transparency International, impegnata nella lotta alla corruzione. La reclusione era stata vista dal candidato come un tentativo di esclusione dalla corsa alla presidenza da parte dei sui rivali. Sia organizzazioni locali sia straniere, nelle ultime settimane, avevano invitato la Magistratura a consentire a Karoui di partecipare alla campagna elettorale, comunicando con i propri elettori. A tal proposito, il presidente tunisino ad interim, Mohamed Nasser, aveva sottolineato che la reclusione del candidato e la sua mancata partecipazione alla campagna elettorale avrebbero potuto minare la credibilità delle elezioni e l’immagine della Tunisia stessa.

Per Ennahda, con la liberazione di Karoui si mette in pericolo la democrazia e l’intero percorso di transizione in Tunisia, ma il partito ha espresso soddisfazione per l’esistenza di uno stato d’animo popolare orientato a preservare i principi della rivoluzione e a scegliere un presidente “dalle mani pulite”.

L’Alta Commissione elettorale indipendente ha annunciato, il 17 settembre, i risultati finali delle elezioni presidenziali tunisine, tenutesi il 15 settembre, decretando la vittoria di Kaïs Saïed, che ha ricevuto il 18.4% dei voti, mentre Nabil Karoui ne ha ottenuto il 15.5%.

I due candidati risultati vincitori di questo primo turno sono stati definiti “inaspettati”. Fino a poco tempo fa, Saied non era incluso tra i candidati favoriti nella corsa presidenziale, ma il candidato 61enne, dopo aver raccolto un grande supporto da parte del popolo tunisino, ha fatto grandi progressi anche nel corso dei sondaggi condotti durante il periodo elettorale, e il giorno delle elezioni ha inferto un colpo decisivo ai suoi rivali.

Beji Caid Essebsi è stato il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia e si trovava in carica dal 31 dicembre 2014. Dopo la morte improvvisa di Essebsi, lo scorso 25 luglio, la Commissione elettorale tunisina ha annunciato le nuove elezioni presidenziali, le seconde per la Tunisia dopo la rivoluzione. Si tratta dell’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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