Qatar promette al Sudan “tutto l’aiuto possibile” per sostenere la pace e il progresso

Pubblicato il 10 ottobre 2019 alle 12:59 in Qatar Sudan

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Il Qatar ha annunciato che sarà pronto a fornire al Sudan tutto il supporto necessario per assistere il governo nel processo di transizione politica del Paese africano.

L’inviato speciale del Ministero degli Affari Esteri qatarino per l’Antiterrorismo e la Mediazione nella Risoluzione dei Conflitti, Mutlaq Al-Qahtani, ha affermato, durante una conferenza stampa tenutasi a Khartoum il 9 ottobre, che il Sudan sta affrontando diverse sfide impegnative, la più importante delle quali è il ripristino della pace e della stabilità. Parlando ai giornalisti subito dopo aver incontrato il generale Mohamed Hamdan Dagalo, capo del Consiglio Sovrano di Transizione sudanese, Al-Qahtani ha anche dichiarato che il suo Paese è pronto a “utilizzare le proprie relazioni regionali e internazionali per fornire al Sudan tutta l’assistenza possibile”. Il funzionario qatarino ha definito l’incontro con la controparte sudanese “utile e positivo” e ha osservato che il Sudan deve “affrontare le cause profonde del conflitto, la questione degli sfollati e dei rifugiati, il risarcimento del danni inflitti a causa delle guerre, la riabilitazione e il reintegro dei combattenti, nonché l’accumulo di debito estero”. Infine, Al-Qahtani ha concluso dicendo che “il Sudan è un Paese amico e la popolazione sudanese è vicina ai cuori di tutto lo Stato del Qatar”.

Secondo le stime delle autorità di Khartoum, il Qatar sta investendo circa 1,5 miliardi di dollari in Sudan attraverso il finanziamento di circa 40 progetti nel campo dell’agricoltura, del turismo e dell’immobiliare. Nel 2013, Doha aveva già aiutato economicamente il Sudan a sostenere la ricostruzione della provincia del Darfur, sconvolta da una grave guerra civile.

Martedì 8 ottobre, il governo di Khartoum ha ricevuto la prima metà del finanziamento da 3 miliardi di dollari promesso da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti ad aprile 2019 e aspetta di ricevere la restante parte entro la fine dell’anno. È quanto ha reso noto il ministro delle Finanze sudanese, Ibrahim Elbadawi, affermando che 500 milioni di dollari sono stati depositati nella Banca centrale mentre 1 miliardo di dollari sono stati ricevuti sotto forma di prodotti petroliferi e mezzi di produzione agricoli. Le lunghe file per il pane e il carburante sono una caratteristica ricorrente della lunga crisi economica del Sudan. I Paesi del Golfo hanno accettato di procedere con il pacchetto di aiuti subito dopo la cacciata dell’ex presidente sudanese Omar al Bashir, dando supporto in quel momento al Consiglio militare di transizione succedutosi al potere.

Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, ha più volte sottolineato che la priorità del suo governo è quella di stabilizzare l’economia sudaneseTra le intenzioni del premier, poi, c’è anche quella di introdurre riforme significative alla spesa militare, cui è rivolta la maggior parte del bilancio del governo sudanese. Portare la pace in Sudan e risolvere i conflitti nelle regioni del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale libererebbe il budget del Paese dal peso di una pesante spesa militare. Secondo le parole del ministro Elbadawi, “il piano di salvataggio economico mira a ristrutturare il settore bancario, a razionalizzare la spesa pubblica, a far fronte agli oneri finanziari dello Stato e a riesaminare le esenzioni fiscali, dal momento che circa il 60% delle attività economiche presenti in Sudan è esente dalle tasse”.

Il nuovo primo ministro del Sudan ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente Omar al-Bashir.

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Chiara Gentili

di Redazione

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