Pakistan accusa l’India di aver ucciso un soldato in Kashmir

Pubblicato il 10 ottobre 2019 alle 13:16 in India Pakistan

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L’esercito pakistano ha riferito che le truppe indiane hanno ucciso un soldato di Nuova Delhi e ferito due donne di un villaggio, a seguito di una sparatoria lungo la Linea di Controllo (LoC), che divide la regione del Kashmir tra i due Paesi. 

In una dichiarazione, rilasciata il 10 ottobre, i militari pakistani hanno riferito che le truppe di Islamabad dispiegate lungo la frontiera hanno risposto al fuoco, causando a loro volta vittime nella parte amministrata dall’India della regione himalayana. Non ci sono stati commenti immediati dall’India sugli scontri lungo la frontiera militarizzata. In passato, i Paesi si sono accusati a vicenda di aver violato un accordo di cessate il fuoco, in vigore nell’area dal 2003. Gli scontri armati alla frontiera sono quindi avvenuti spesso nel Kashmir, che è rivendicato da entrambi i Paesi nella sua interezza.

Il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, Nuova Delhi ha imposto un coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni in tutta l’area. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. “Il blackout della comunicazione, il blocco della sicurezza e la detenzione dei leader politici nella regione hanno peggiorato le cose”, ha affermato Aakar Patel, capo di Amnesty International India. In tale contesto, il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha parlato di fronte alle alle Nazioni Unite, martedì 10 settembre, sottolineando che “l’occupazione militare illegale” dell’India in Kashmir rischia di trasformarsi in “genocidio”. 

Nell’area interessata dalla sparatoria, centinaia di manifestanti avevano avviato una serie di proteste, nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 ottobre. Queste si erano spinte nei pressi della Linea di Controllo che divide la regione del Kashmir. Le manifestazioni si sono concentrate nella città di Chinari, nell’area pakistana, a circa 10 km dal confine e sono state scatenate dal rifiuto della polizia di lasciare che alcuni abitanti attraversassero il confine verso la parte del Kashmir amministrata dall’India. Il Jammu e il Kashmir Liberation Front (JKLF) ha organizzato una cosiddetta “marcia della libertà popolare”. “Invece di cercare lo scontro, abbiamo fermato la folla circa 300 metri prima delle barricate”, ha dichiarato Rafiq Dar, un portavoce del JKLF, la mattina del 7 ottobre. “Non vogliamo alcun tipo di scontro o di lotta”, ha poi aggiunto. Dar ha sottolineato che sono in corso negoziati con il governo per risolvere la critica situazione della regione. I rappresentanti della società civile incontreranno due ministri che avevano chiesto al JKLF di annullare la protesta.

Inoltre, il presidente cinese ha parlato con il primo ministro pakistano, Imran Khan, il 9 ottobre, durante una riunione a Pechino. Riguardo alla situazione in Kashmir Xi ha affermato che è chiaro dove stia il giusto e dove lo sbagliato. Tuttavia, il leader cinese ha aggiunto che le parti dovrebbero risolvere la controversia attraverso un dialogo pacifico. Tali dichiarazioni arrivano in vista di un incontro con il premier indiano, previsto per venerdì 11 ottobre, nella città di Chennai. L’incontro mira a rafforzare il rapporto tra i due leader, che si è cominciato a ricostruire a partire dallo scorso anno, quando i due si sono incontrati nella città cinese di Wuhan. L’India chiarirà che qualsiasi cambiamento allo status del Kashmir è un affare interno, se la parte cinese dovesse sollevare la questione durante i prossimi colloqui, secondo una fonte governativa. Gli stretti legami della Cina con il Pakistan sono stati a lungo fonte di preoccupazione per Nuova Delhi. Negli ultimi anni, l’India si è quindi avvicinata agli Stati Uniti per contribuire a bilanciare il peso crescente di Pechino in tutta la regione. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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