Libia: una fase di tregua inquieta a Tripoli

Pubblicato il 10 ottobre 2019 alle 12:16 in Africa Libia

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I fronti di combattimento della capitale libica Tripoli hanno assistito, nelle prime ore del 10 ottobre, ad una fase di “tregua inquieta”, dopo che il giorno precedente, il 9 ottobre, le forze del governo tripolino sono state impegnate in duri scontri contro l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

Tali ultime battaglie hanno consentito alle forze tripoline di compiere progressi parziali nelle aree di scontro nel Sud della capitale. A tal proposito, il portavoce ufficiale del dipartimento di informazione militare dell’operazione “Vulcano di rabbia” promossa da Tripoli, Abdel Malik al-Madani, ha affermato che gli scontri del 9 ottobre hanno causato perdite in termini materiali e di vite umane per l’esercito di Haftar. Allo stesso tempo, al-Madani ha negato le affermazioni del portavoce della fazione opposta, Ahmed al-Mismari, secondo cui l’LNA avrebbe compiuto passi significativi nell’area di al-Aziziyah, nel Sud di Tripoli. In particolare, sempre il 9 ottobre, a detta di al-Madani, le forze tripoline hanno abbattuto un drone proveniente dall’esercito di Haftar. Inoltre, secondo fonti interne, l’esercito di Tripoli ha altresì contrastato le milizie di mercenari russi, affiliate di Haftar, costringendole a ritirarsi.

Il riferimento è a 100 soldati mercenari appartenenti ad una compagnia militare russa privata, nota con il nome di “compagnia Wagner”, giunti in Libia nella prima settimana di settembre per prendere parte all’offensiva contro la capitale Tripoli. Il gruppo è guidato da Yevgeny Prigozhin, soprannominato “lo chef di Putin”, dato il precedente ruolo nel servizio catering del Cremlino.

Tra gli ultimi episodi legati alla campagna di Haftar volta alla conquista di Tripoli, il 7 ottobre scorso, l’LNA ha condotto attacchi aerei simultanei contro le postazioni ed i gruppi militari armati del governo tripolino, situati nelle città di Sirte, Misurata, Gharyan e nella capitale. Secondo quanto riportato dalla divisione di informazione militare dell’LNA, tra i bersagli delle proprie forze vi è stata la base militare di Algourdabia a Sirte, un centro operativo turco, un deposito di armi e munizioni posto nel college dell’aeronautica di Misurata, ed altri situati nella base di Mitiga, nell’Est di Tripoli. La capitale ha poi assistito a bombardamenti mirati contro le concentrazioni di milizie di Gharyan e nelle aree periferiche della capitale di al-Aziziyah e al-Khala.

Anche il giorno precedente, il 6 ottobre, le milizie di Haftar avevano condotto un ulteriore attacco aereo contro il Circolo Ippico di Janzour, nell’Ovest della capitale Tripoli, causando feriti, tra cui bambini, e danni materiali alle strutture. Quest’ultima azione, accanto all’offensiva contro Mitiga e Misurata del 5 ottobre, è stata condannata dalla Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), la quale ha affermato che ogni attacco condotto contro soggetti ed oggetti civili costituisce una grave violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, oltre a poter essere considerato un crimine di guerra.

Negli ultimi giorni, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale Tripoli. L’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile, rappresenta la risposta del governo tripolino, e mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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