Indonesia: ministro della Sicurezza assalito con un coltello

Pubblicato il 10 ottobre 2019 alle 9:07 in Asia Indonesia

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Un uomo con un coltello ha attaccato il ministro della Sicurezza indonesiano, noto con nome di Wiranto, durante una visita alla città di Pandeglang, nella provincia di Banten, sull’isola di Giava.

L’assalto si è verificato la mattina di giovedì 10 ottobre e i media indonesiani stanno trasmettendo immagini della polizia sulla scena. Il portavoce della polizia nazionale indonesiana, Dedi Prasetyo, ha confermato l’accaduto e ha aggiunto che l’autore era stato arrestato e un ufficiale era stato ferito. Il ministro è stato portato in ospedale, secondo i giornali indonesiani. Tuttavia, non sono immediatamente disponibili ulteriori dettagli. 

L’attacco si è verificato in un momento molto delicato per il Paese. Una serie di mobilitazioni sono scoppiate, a partire dal 19 agosto, a seguito dell’arresto di alcuni studenti di etnia papuana che vivevano a Surabaya e Malang, sull’isola di Giava. Questi erano stati accusati di aver gettato la bandiera indonesiana in una fogna. Da parte loro, i giovani hanno negato di aver compiuto tale gesto. Inoltre, alcune agenzie di stampa hanno riferito che i ragazzi sarebbero stati sottoposti ad abusi legati alla loro etnia. Secondo quanto riferito, sono stati chiamati “scimmie” dalle forze dell’ordine, mentre venivano radunati e portati via. Gli studenti sono stati rilasciati dalla polizia domenica 18 agosto. La provincia di Papua si trova nella regione indonesiana della Nuova Guinea Occidentale, insieme alla Papua Occidentale. Sebbene le due province si estendano sull’isola principale dello Stato della Papua Nuova Guinea, l’Indonesia considera il loro territorio come parte dello Stato nazionale.

Il 30 settembre, il ministro per la Sicurezza, Wiranto, aveva accusato il leader separatista, Benny Wenda, che si trova attualmente in asilo politico in Gran Bretagna, di aver guidato le proteste. Wenda era già stato ritenuto responsabile delle rivolte nella regione dal portavoce della polizia nazionale, Dedi Prasetyo, che aveva rilasciato tale dichiarazione il 9 settembre. La situazione, intanto, sta aumentando i livelli di violenza. Negli ultimi importanti scontri tra manifestanti e polizia, avvenuti il 23 settembre, almeno 37 persone sono morte e numerose sono rimaste ferite nelle città di Wamena e Jayapura. A Wamena, numerosi residenti terrorizzati sono state evacuati dopo quello che è stato il peggior giorno di sangue della Papua negli ultimi decenni. Il governo e alcuni attivisti sostengono che 25 dei 33 morti sarebbero, in realtà, emigrati in altre parti del Paese. Durante gli stessi scontri, numerosi edifici pubblici sono stati incendiati e 250 tra auto e motociclette sono state distrutte.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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