Giordania: dalla Germania aiuti senza precedenti

Pubblicato il 10 ottobre 2019 alle 14:59 in Germania Giordania

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Il Regno hashemita della Giordania e la Germania sono impegnati in colloqui che prevedono lo stanziamento da parte tedesca di circa 729.4 milioni di euro.

A detta dell’ambasciatrice tedesca ad Amman, Birgitta Maria Siefker-Eberle, 400 milioni di euro saranno destinati al sostegno di bilancio e allo sviluppo dei settori dell’istruzione e delle risorse idriche. A tale cifra, si aggiungono altri 100 milioni che saranno offerti in aiuti umanitari e nel campo militare e della sicurezza. Le parole dell’ambasciatrice sono giunte l’8 ottobre, in occasione delle celebrazioni per la giornata nazionale tedesca in Giordania.

Siefker-Eberle si è altresì detta orgogliosa dei livelli di cooperazione Amman-Berlino raggiunti nel corso degli ultimi 3 anni, definendola una “cooperazione bilaterale senza precedenti”. In particolare, è stato evidenziato che grazie al supporto tedesco vi è stata una miglioria delle forniture idriche per 2.8 milioni di giordani e siriani. Inoltre, è stato consentito l’accesso a 1.4 milioni di persone a acqua potabile, e sono state costruite 37 nuove scuole.

Nel 2019, i due Paesi celebrano 60 anni di cooperazione bilaterale in materia di sviluppo. La Germania, al momento, rappresenta il secondo maggiore donatore per Amman, dopo gli Stati Uniti, e Berlino prevede di intensificare i propri sforzi, con l’obiettivo di prestare assistenza ad un numero sempre maggiore di giordani, nell’ambito dell’istruzione, dell’occupazione e della fornitura di risorse idriche, oltre a sostenere i rifugiati siriani presenti nel Paese.

Già nel 2018 la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva reso noto, nel mese di giugno, il prestito di 100 milioni di dollari per la Giordania “in modo incondizionato”, per affrontare le sfide del Paese, oltre allo stanziamento di altri 384 milioni di euro destinati a progetti di sviluppo nel campo della sanità e dell’istruzione. Risalgono al 2017, invece, ulteriori accordi, dal valore di 115 milioni di euro, riguardanti altresì assistenza umanitaria e professionale ai rifugiati siriani.

Gli aiuti di Berlino rivestono una particolare importanza per un Regno che deve affrontare diverse sfide. La prima, sul versante economico, a causa delle misure di austerità intraprese a partire dal 2018. In particolare, all’inizio di tale anno, il governo ha aumentato il prezzo del pane ed ha imposto nuove tasse su molti beni, generalmente soggetti a un’imposta sulle vendite del 16%. A ciò è stato aggiunto un incremento dell’imposta sul reddito, oltre a nuovi dazi doganali e tasse. Tali misure sono state promosse dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e sono state seguite da uno sciopero generale e da un’ondata di proteste, nel mese di giugno 2018.

Nello stesso periodo, il primo ministro allora in carica, Hani Mulki, si è dimesso ed il sovrano del regno hashemita, il re Abdullah II, ha insignito un ex funzionario della Banca Internazionale, nonché ministro dell’istruzione, Omar Razzaz. Tuttavia, a causa dell’elevata inflazione, i prezzi dei beni sono saliti alle stelle mentre gli introiti dei cittadini non hanno subito modifiche. Ciò ha portato diverse categorie di lavoratori, insegnanti in primis, a scendere in piazza, considerando che quanto guadagnano non consente loro di coprire le spese di base.

Non da ultimo, il Regno hashemita condivide con la Siria un confine che si estende per più di 370 km. Pertanto, sin dallo scoppio della guerra civile, il 15 marzo 2011, i cittadini siriani fuggiti dal conflitto si sono rifugiati in Giordania e la questione dei richiedenti asilo ha costituito una sfida per Amman, in quanto Paese non particolarmente ricco di risorse naturali, in cui il tasso di disoccupazione era del 18,2% nel primo trimestre del 2017. Nonostante ciò, secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, al 30 giugno 2019 la Giordania ospitava 753.376 rifugiati, che, rapportati al totale della popolazione giordana, pari a 10.300.000 abitanti, ne rappresentano il 7,2%. L’80% dei rifugiati siriani vive al di fuori degli accampamenti, mentre altri si trovano nei campi di Za’atari e Azraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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