Erdogan minaccia l’Europa di aprire le porte ai migranti

Pubblicato il 10 ottobre 2019 alle 16:08 in Europa Siria Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoganha dichiarato che Ankara aprirà le porte dell’Europa ai 3,6 milioni di rifugiati siriani che si trovano in Turchia, se i Paesi europei continueranno a opporsi all’operazione militare nel Nord-Est della Siria. 

“Apriremo le porte e invieremo 3,6 milioni di rifugiati sulla vostra strada”, ha dichiarato Erdogan in un discorso tenuto il 10 ottobre, meno di 24 ore dopo il lancio di un’offensiva nel Nord-Est della Siria. Il presidente turco ha difeso l’attacco in Siria da un’ondata di critiche internazionali, affermando che l’operazione sarebbe servita a mantenere l’integrità territoriale della Siria. “Non sono onesti, inventano solo parole”, ha dichiarato Erdogan riferendosi alla comunità internazionale. “Stiamo ospitando 300.000 curdi da Kobane, in Siria”, ha continuato Erdogan, che sostiene che l’attacco non sia finalizzato contro i curdi. “Le nostre porte sono aperte a tutti coloro che lasceranno i ranghi del Democratic Union Party (PYD) e agiranno per proteggere le proprie case, villaggi, città e onore, siano essi arabi, curdi o altro”, ha continuato il presidente turco. 

Nello stesso discorso, Erdogan ha poi sottolineato che negli ultimi 4 anni la Turchia ha neutralizzato 16.000 terroristi, di cui 7.500 all’interno della Turchia e 8.500 fuori dai suoi confini. Dal 2016, la Turchia ha condotto 2 importanti operazioni militari nella Siria settentrionale, l’Operazione Scudo dell’Eufrate e Ramo d’Ulivo, anche queste giustificate, secondo Ankara, dalla necessità di combattere il terrorismo nell’area. La Turchia considera le forze curde siriane una “organizzazione terroristica”, per via di presunti legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un’organizzazione politica e paramilitare nata nel Sud della Turchia e attiva anche in altre zone della regione. Il PKK ha condotto una campagna armata lunga decenni per la creazione di una regione autonoma curda in Turchia. Tuttavia, le Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), contro cui è stato lanciato l’attacco in Siria, sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico. I curdi siriani, negli ultimi anni, hanno ampliato il proprio controllo nella Siria settentrionale e orientale, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. 

Intanto, la pagina ufficiale delle YPG su Facebook ha riferito, il 9 ottobre, che “l’occupazione turca è iniziata alle 16:00 con l’attacco aereo contro le regioni settentrionali della Siria”. Il gruppo riferisce che nelle prime ore di bombardamenti avevano perso la vita già 3 combattenti e 5 civili. Numerose immagini di persone in ospedale, bombardamenti e contro-offensive sono state pubblicate tra la sera del 9 e il 10 ottobre. Tra le immagini di civili feriti, le YPG hanno pubblicato quella di un bambino su un letto d’ospedale, attaccato ad alcune flebo. “I genitori del piccolo sono rimasti gravemente feriti a seguito degli attacchi presso villaggio di Mitgalta”, si legge nella didascalia della foto. Altri post mostrano una persona presumibilmente deceduta sul ciglio di una strada. La descrizione riferisce che si tratta di una vittima civile di un attacco turco contro Qamishli. Un’altra immagine mostra una signora con un tatuaggio a forma di croce giace su una barella con un braccio ricoperto di sangue. La didascalia recita: “I cristiani del Rojava affrontano il rischio di deportazioni e massacri di massa”. Per Rojava si intende la regione autonoma che i curdi hanno autoproclamato nel Nord-Est della Siria, non ufficialmente riconosciuta dal governo siriano.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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