Diga GERD: Egitto accusa l’Etiopia di continuare i lavori senza il suo consenso

Pubblicato il 10 ottobre 2019 alle 11:15 in Egitto Etiopia

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L’Egitto ha accusato l’Etiopia di essere andata avanti con la costruzione e la gestione della diga GERD, il futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano, nonostante le ripetute obiezioni del Cairo e le problematiche irrisolte, ancora in fase di discussione. “L’avanzamento dei lavori di costruzione e riempimento della Grand Ethiopian Renaissance Dam è inaccettabile, è una chiara violazione della Dichiarazione di principi e avrà conseguenze negative per la stabilità regionale”, ha detto, mercoledì 9 ottobre, dinanzi al Parlamento il ministro degli Affari Esteri egiziano Sameh Shoukry. “Chiediamo alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità nel trovare una soluzione che soddisfi tutte le parti”, ha aggiunto. I due Paesi, nel 2015, avevano firmato una Dichiarazione di principi, insieme al Sudan, per favorire lo sviluppo dei negoziati ma, da allora, scarsi progressi sono stati realizzati.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga sono ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il premier etiope Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. L’Egitto aveva presentato alla controparte una proposta contenente le condizioni, ritenute essenziali dal Paese, per poter procedere adeguatamente con il riempimento della diga. Tuttavia, già il 16 settembre, l’Etiopia aveva rigettato l’idea del governo egiziano e, a inizio ottobre, ha definito il progetto del Cairo “un tentativo di mantenere il proprio dominio coloniale sull’allocazione delle risorse idriche e di continuare ad avere potere di veto su qualsiasi decisione che riguarda il progetto del Nilo”. La scorsa settimana, al-Sisi ha reso noto che i colloqui erano ad un punto morto e ha accusato l’Etiopia di “inflessibilità”, richiedendo l’intervento della comunità internazionale. Il presidente, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fine settembre, aveva chiarito che per lui le acque del Nilo sono una questione di vita o di morte e ha affermato che, benché riconosca la situazione dell’Etiopia e il suo bisogno di soddisfare i propri interessi energetici, le autorità di Addis Abeba non hanno ancora compiuto studi sufficienti sulla realizzazione di questo immenso progetto idroelettrico.

L’Egitto aveva proposto alla controparte di procedere con il riempimento del serbatoio della diga entro un periodo di 7 anni e ha chiesto che l’impianto rilasci circa 40 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno. Tuttavia, il ministro dell’Acqua, dell’Irrigazione e dell’Energia di Addis Abeba, Sileshi Bekele, aveva affermato che l’iniziativa del Cairo era stata presa “unilateralmente, senza considerare i nostri accordi precedenti”. Il Cairo soddisfa la quasi totalità del suo fabbisogno idrico (il 90%) grazie al Nilo e vorrebbe che la GERD rilasciasse un volume d’acqua maggiore di quello che l’Etiopia intende garantirgli. 

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. L’Egitto, tuttavia, ha sempre mostrato grande preoccupazione per la realizzazione della GERD che, a suo avviso, rischierebbe di intaccare la quota di circa 55 miliardi di metri cubi che Il Cairo rivendica sul Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo all’Egitto una percentuale maggiore. Pertanto, tali accordi vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, Il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi ritengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi.

A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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