Yemen: nuovi progressi nel Nord del Paese

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 8:58 in Medio Oriente Yemen

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L’esercito yemenita ha dichiarato di aver abbattuto, l’8 ottobre, un drone di provenienza Houthi nel governatorato di al-Jawf, nel Nord dello Yemen. Allo stesso tempo, nuovi progressi sono stati compiuti verso la roccaforte settentrionale dei ribelli.

Il drone è stato intercettato e abbattuto prima che questo colpisse le postazioni militari dell’esercito. Inoltre, negli ultimi giorni, le forze yemenite, sostenute dalla coalizione a guida saudita, sono riuscite a prendere il controllo di nuove aree, liberandole dalla morsa dei ribelli sciiti Houthi, nella loro roccaforte principale, ovvero il governatorato di Sa’dah, situato nell’estremo Nord del Paese. A tal proposito, è stato altresì dichiarato che sono state interrotte le linee di approvvigionamento dei ribelli.

Allo stesso tempo, è del 7 ottobre la notizia di un ulteriore drone, di fabbricazione iraniana, abbattuto mentre sorvolava i cieli del governatorato di Hajjah, nel Nord-Ovest del Paese. Successivamente è stato rivelato che tale drone stava compiendo una missione di ricognizione. Nella giornata del 5 ottobre un altro drone è stato, invece, intercettato nel distretto di Hiran, anch’esso situato nel Nord.

Un ulteriore passo in avanti da parte delle forze congiunte è stato compiuto nell’area di Baja-Hajar, nel Nord-Ovest del governatorato meridionale di Dhalea, campo di battaglia e area di un intenso assedio delle milizie Houthi, nel corso degli ultimi mesi. In particolare, si è cercato più volte di liberare sia il fronte settentrionale sia occidentale di tale provincia.

Anche il 30 settembre scorso, le forze dell’esercito yemenita avevano annunciato i progressi compiuti a Sa’dah, grazie ad un’operazione “qualitativa” condotta in collaborazione con le forze congiunte. In tale occasione, le milizie del governo centrale, sostenute da quelle della coalizione a guida saudita, avevano dichiarato che stavano conducendo diverse operazioni militari su più di 8 assi di combattimento, presso le postazioni e roccaforti Houthi del governatorato di Sa’dah.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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