Venezia e il porto iraniano di Chabahar: l’Italia al centro di una contesa politica e commerciale

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 18:01 in Iran Italia

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Il porto di Chabahar rappresenta l’unico porto oceanico dell’Iran, situato sulla costa Sud-orientale del Paese, sul Golfo di Oman. Sebbene sia stato esentato dalle sanzioni statunitensi, tale città portuale è stata al centro di accordi riguardanti l’India e l’Afghanistan e, da ultimo, l’Italia.

In particolare, risale al 30 settembre scorso un rapporto dell’Organizzazione marittima e portuale dell’Iran (PMO), secondo cui delegati italiani e iraniani hanno discusso delle possibilità di creare una nuova rotta commerciale che colleghi Venezia e Chabahar, in grado di promuovere gli scambi tra Roma e Teheran. In particolare, il capo della PMO, Mohammad Rastad, si è detto pronto a promuovere tale iniziativa, in modo da sfruttare il potenziale del porto iraniano e renderlo un hub commerciale sul Golfo di Oman.

La controparte italiana è rappresentata dal Venice Maritime Cluster, un’associazione che riunisce organizzazioni ed imprese operanti nel settore dell’economia marittima e portuale della Laguna di Venezia. Il segretario generale di tale ente, Paolo Malaguti, in riferimento all’accordo su Chabahar, ha messo in luce il potenziale derivante dalla città portuale e dalla zona economica speciale ad essa adiacente, evidenziando altresì i benefici che potrebbero scaturire da tale rotta commerciale.

In particolare, quest’ultima potrebbe essere utilizzata dall’Iran e dagli altri Paesi della regione per esportare i propri prodotti verso l’Europa, mentre l’Italia, dal canto suo, impiegherebbe la rotta Padova/Venezia- Chabahar per incentivare le esportazioni verso Teheran ed i Paesi dell’Asia centrale.  Secondo quanto affermato dal direttore iraniano dei memorandum di intesa per lo sviluppo del commercio e la navigazione marittima, Muhammad Saaid Bur, l’Italia è stata attratta dai bassi costi in termini di investimenti e dazi doganali, rispetto a quelli di altri porti della regione mediorientale.

Il porto di Chabahar rappresenta un luogo strategico e punto di snodo commerciale tra India, Pakistan, Afghanistan, Russia ed Europa. Esso occupa un’area di 11km 2, estesa su più di 300 km di costa, e si compone di due complessi, Shahid Kalantari and Shahid Beheshti, in fase di espansione. In particolare, si prevede che il secondo complesso potrà gestire 82 milioni di tonnellate di merce entro il 2024.

Le operazioni che hanno reso la città portuale un centro rilevante per il Medio Oriente hanno avuto inizio nel 1983. Nel mese di maggio 2016 è stato firmato un accordo trilaterale tra India, Iran e Afghanistan, che prevedeva lo sviluppo di due ormeggi del porto, grazie allo stanziamento da parte di Nuova Delhi di 500 milioni di dollari. Inoltre, con tale accordo è stato creato un corridoio tra la costa occidentale dell’India e Chabahar, consentendo l’accesso a merce di provenienza indiana verso l’Afghanistan, senza passare per il Pakistan, considerato una barriera commerciale per Nuova Delhi. Successivamente, nel febbraio 2018, un nuovo memorandum di intesa tra India e Iran ha consentito a Nuova Delhi di gestire le operazioni del terminale di Shahid Beheshti. Ciò ha portato a considerare Chabahar, sostenuto dall’India, in contrapposizione al porto del Pakistan di Gwadar, il cui sviluppo è stato supportato dalla Cina.

Grazie ad una serie di negoziazioni tra India e Stati Uniti, l’amministrazione statunitense, il 22 aprile 2019, ha escluso il porto di Chabahar dalle esenzioni imposte all’Iran il 5 novembre 2018. Tale decisione, secondo quanto rivelato dal The Diplomat, è legata all’importanza strategica che sia l’Afghanistan sia l’India rivestono per Washington, soprattutto in materia di politica estera. A detta del Dipartimento di Stato americano, la scelta della Casa Bianca sarebbe inoltre volta a sostenere lo sviluppo economico dell’Afghanistan e a rafforzare la partnership con l’India. Attraverso il sostegno a Nuova Delhi e Kabul, gli USA mirerebbero a porre maggiori pressioni su Teheran.

A tal proposito, l’Iran rappresenta il terzo maggiore fornitore di risorse petrolifere per l’India, dopo Iraq e Arabia Saudita. In particolare, da aprile 2017 a gennaio 2018, Teheran ha fornito al proprio partner indiano 18.4 milioni di tonnellate di greggio.

Tuttavia, un’ultima mossa, del mese di maggio 2019, ha visto l’Iran proporre al Pakistan di collegare il porto di Chabahar al suo rivale di Gwadar. Ciò ha fatto seguito all’adempienza da parte indiana alle sanzioni statunitensi e alla successiva interruzione di acquisto di greggio dalla repubblica islamica.

Circa i rapporti tra Italia e Iran, questi hanno dapprima visto la partecipazione del comandante della marina iraniana, Habibollah Sayyari, il 17 ottobre 2017, all’undicesimo forum marittimo internazionale di Venezia, nella veste di ospite d’onore. Tale visita a Venezia di Sayyari ha rappresentato il primo viaggio di un comandante iraniano in un Paese europeo dal 1979. Non da ultimo, l’Italia è stata il principale partner commerciale dell’Iran all’interno dell’Unione Europea nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2017, con uno scambio commerciale pari a 3.45 miliardi di euro, secondo i dati riportati dall’Eurostat. Roma è altresì il principale Paese di destinazione delle esportazioni provenienti dall’Iran nell’Unione Europea, dal momento che ha importato 2.2 miliardi di euro di materie prime nei primi 9 mesi del 2017.

Non da ultimo, i dati del 2019 dimostrano che nel periodo 21 marzo- 20 aprile tra l’Iran e l’Italia vi è stato uno scambio di risorse non petrolifere pari a 21.156 tonnellate, rendendo Roma il 12esimo maggiore partner commerciale di Teheran.

Infine, sono di agosto 2019, le parole del presidente iraniano, Hassan Rouhani, secondo cui Teheran non desidera che le sanzioni statunitensi abbiano conseguenze negative sui rapporti tra Italia e Iran ma il proprio Paese è determinato a sviluppare relazioni “amichevoli” con Roma, che portino benefici ad entrambe le parti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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