Perù, il Wall Street Journal contro Vizcarra: è come Fidel Castro

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 8:17 in America Latina Perù

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In un editoriale sul Wall Street Journal, l’analista del quotidiano finanziario newyorchese, Mary Anastasia O’Grady, considera “incostituzionale” lo scioglimento del Congresso da parte del presidente peruviano Martín Vizcarra e lo definisce “colpo di stato”.

Secondo O’Grady, “il colpo di stato di Vizcarra mette in pericolo le istituzioni politiche del Perù, oltre a minacciare la sua economia”. Negli ultimi decenni il paese andino ha compiuto importanti progressi economici: la crescita reale del prodotto interno lordo è stata in media superiore al 4,7% annuo dal 1999 a oggi e la percentuale della popolazione che vive in povertà è scesa al di sotto del 22% nel 2018, rispetto al 59% nel 2004.

La mortalità infantile è diminuita da 35 a 11 su 100.000 nascite tra il 1998 e il 2018. Le esportazioni non tradizionali sono salite alle stelle negli ultimi due decenni e la classe media è raddoppiata. Questi progressi sono avvenuti in quanto il Perù ha aperto i mercati e aumentato la concorrenza e il rispetto della proprietà privata e degli investimenti esteri.

Tuttavia, i seguaci di Vizcarra vedono la situazione in modo diverso. A loro avviso, lo scioglimento del parlamento da parte di Vizcarra è giustificata non solo dalla costituzione che all’art.134 prevede che il presidente possa sciogliere il Congresso se questo nega la fiducia all’esecutivo per due volte in una legislatura, ma anche per l’impopolarità nel paese dei parlamentari, considerati una casta corrotta e autoreferenziale.

Le differenze tra potere legislativo ed esecutivo in Perù hanno fatto precipitare il Paese in una profonda crisi politica.

Secondo la Costituzione della nazione, il governo eletto ha il potere di sciogliere il Congresso solo dopo due voti di sfiducia, tuttavia il secondo voto non si è mai tenuto. Invece di votare la fiducia posta dal premier Salvador del Solar, il parlamento di Lima ha eletto un nuovo giudice della Corte costituzionale, un atto che Vizcarra ha considerato una “sfiducia di fatto”. Il presidente ha fissato nuove elezioni legislative per il 26 gennaio 2020.

Il Congresso, controllato dall’opposizione fujimorista, non ha accettato queste decisioni, ha definito l’atto presidenziale un “colpo di stato” e ha nominato la vicepresidente, Mercedes Aráoz, presidente ad interim. Dopo due giorni, Aráoz ha rinunciato, e la crisi sembra essere rientrata, dato l’appoggio che popolazione, esercito, polizia, sindacati e industriali hanno espresso a Vizcarra.

Tuttavia, la separazione dei poteri, così cruciale per la democrazia, è in pericolo, sottolinea l’autrice dell’articolo, che paragona Vizcarra a Fidel Castro. Anche Castro godeva dell’appoggio popolare, specifica l’editorialista, perché il regime di Batista era corrotto.  “Molti sostenitori di Vizcarra a sinistra vogliono riscrivere la Costituzione peruviana. Un uomo forte che consolida il potere raramente fa bene alle prospettive a lungo termine di una nazione. Calpestare la destra e annullare un’elezione non è la cura contro corruzione” – conclude.

L’articolo ha avuto grande eco sulla stampa peruviana, che, tuttavia, rimane in grandissima parte schierata con il presidente e a favore della costituzionalità dello scioglimento del Congresso.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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