La Cina sottolinea il proprio supporto al Pakistan sulla questione del Kashmir

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 17:40 in Cina Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente cinese, Xi Jinping, ha affermato che la Cina sta osservando la situazione in Kashmir e ha sottolineato il suo sostegno al Pakistan, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Xinhua.

Il presidente cinese ha parlato con il primo ministro pakistano, Imran Khan, il 9 ottobre, durante una riunione a Pechino. Riguardo alla situazione in Kashmir Xi ha affermato che è chiaro dove stia il giusto e dove lo sbagliato nell’attuale situazione. Tuttavia, il leader cinese ha aggiunto che le parti dovrebbero risolvere la controversia attraverso un dialogo pacifico. Tali dichiarazioni arrivano in vista di un colloquio con il premier indiano, previsto per venerdì 11 ottobre, nella città indiana di Chennai. L’incontro mira a rafforzare il rapporto tra i due leader, che si è cominciato a ricostruire a partire dallo scorso anno, quando i due si sono incontrati nella città cinese di Wuhan. L’India chiarirà che qualsiasi cambiamento allo status del Kashmir è un affare interno, se la parte cinese dovesse sollevare la questione durante i prossimi colloqui, secondo una fonte governativa. Gli stretti legami della Cina con il Pakistan sono stati a lungo fonte di preoccupazione per Nuova Delhi. Negli ultimi anni, l’India si è quindi avvicinata agli Stati Uniti per contribuire a bilanciare il peso crescente di Pechino in tutta la regione. 

Il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Complessivamente ci sono state 722 manifestazioni in tutta la regione, a partire dal 5 agosto alla fine di settembre. Le città maggiormente interessate sono state quella di Srinagar, il distretto di Baramulla, nel Nord-Ovest e Pulwama, situata nel Sud. Quasi 200 civili e 415 membri delle forze di sicurezza sono stati feriti, secondo una fonte interna al governo indiano, resa pubblica il 15 settembre. Inoltre, circa 4.100 persone, tra cui 170 leader politici, sono stati arrestati in tutta la valle, con 3.000 rilasci nelle ultime 2 settimane. 

Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la repressione del dissenso in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione e che le detenzioni hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione”. “Il blackout della comunicazione, il blocco della sicurezza e la detenzione dei leader politici nella regione hanno peggiorato le cose”, ha affermato Aakar Patel, capo di Amnesty International India. In tale contesto, il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha parlato di fronte alle alle Nazioni Unite, martedì 10 settembre, sottolineando che “l’occupazione militare illegale” dell’India in Kashmir rischia di trasformarsi in “genocidio”. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.