Iraq: il pacchetto di misure per placare le manifestazioni

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 15:30 in Iraq Medio Oriente

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In seguito alla violenta ondata di proteste che ha interessato l’Iraq dal 1° ottobre scorso, a seguito di un incontro governativo tenutosi nella sera dell’8 ottobre, l’esecutivo di Baghdad ha avanzato una serie di proposte che mirano a porre un freno al malcontento del popolo iracheno.

Secondo quanto rivelato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, si tratta di un secondo pacchetto di decisioni volte a migliorare le condizioni di vita dei cittadini e alleviare gli oneri che gravano sulle loro spalle. Il fine ultimo è far sì che il popolo iracheno non scenda più in piazza, dopo che nelle ultime manifestazioni aveva cominciato a chiedere anche le dimissioni del primo ministro in carica, Adel Abdul Mahdi.

A detta del quotidiano, tra le decisioni più importanti vi è l’organizzazione di incontri tra governo e università, incentrati su colloqui e assunzioni di giovani iracheni. A questa si aggiunge la fornitura di terreni abitativi e agricoli ai cittadini e la riduzione dell’età pensionabile. Le persone più anziane, a detta del governo, verranno sostituite dai giovani disoccupati. L’esecutivo di Baghdad, a seguito dell’incontro, ha poi rivelato la propria intenzione di formare un comitato con a capo il premier iracheno Mahdi che si occuperà della distribuzione delle terre tra i cittadini beneficiari. Inoltre, un’ulteriore proposta avanzata in sede di governo riguarda il progetto della legge di bilancio per il 2020 e il congelamento di alcune norme in vigore che consentono a una medesima persona di beneficiare di più di uno stipendio, pensione o sovvenzione. Il governo si è poi impegnato a distribuire terreni agricoli a laureati di facoltà e istituti agrari, dando loro prestiti agevolati per creare piccole e medie imprese.

Non da ultimo, il Ministero dell’Elettricità ha affermato che distribuirà gratuitamente sistemi integrati di energia solare a 3.000 famiglie povere e si adopererà per fornire ulteriori opportunità di lavoro ai giovani, facilitando altresì le procedure necessarie per creare progetti e piccole società. Oltre a tali proposte, il Ministero dell’Industria e dei Minerali si è impegnato a formare giovani laureati disoccupati che desiderano creare progetti volti alla produzione di prodotti locali, finanziati grazie al fondo per progetti a scopo di lucro o all’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile della Banca Centrale.

Precedentemente, il presidente iracheno, Barham Salih, in un discorso tenutosi il 7 ottobre, dopo una settimana di proteste, ha affermato che le richieste dei cittadini iracheni scesi in piazza sono al centro delle responsabilità del governo di Baghdad e che nessun regime potrà essere ritenuto legittimo se non sarà in grado di soddisfarle. Salih ha proposto un’iniziativa composta da diversi punti, tra cui l’apertura di indagini sulle operazioni di violenza che hanno accompagnato le manifestazioni, con l’obiettivo di individuare i reali responsabili. Inoltre, il capo di Stato iracheno ha invitato alla formazione di una commissione di esperti indipendenti che si consulteranno con il resto della società, manifestanti compresi, con l’obiettivo di individuare i difetti e le problematiche del Paese e procedere, poi, con le riforme volte a porvi rimedio. Altre proposte avanzate da Salih riguardano l’allocazione di fondi per aiutare poveri e disoccupati e il ritorno in servizio di coloro che erano stati licenziati dall’esercito e dalla polizia.

Tuttavia, tale primo “pacchetto” non è riuscito ad assorbire la rabbia dei manifestanti e gli specialisti e i cittadini hanno ritenuto che queste prime decisioni di Salih non potessero essere messe in atto, soprattutto alla luce della crisi finanziaria del Paese e del deficit di bilancio previsto per l’anno prossimo.

Le proteste che hanno caratterizzato Baghdad e altre città irachene hanno causato, anche a detta di fonti mediche, circa 120 morti, tra civili e forze dell’ordine, provocate dagli scontri tra i manifestanti e la polizia. Gli ultimi scontri, della sera 7 ottobre, hanno riguardato soprattutto Sadr City, un distretto nell’Est della capitale che ospita circa un terzo degli otto milioni di abitanti.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo del premier Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma rappresenta una continuazione di quanto accaduto alcune settimane fa, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno protestato, oltre che per il malfunzionamento di governo e servizi, anche contro la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile.

L’Iraq ha lottato per riprendersi dalla sua battaglia contro l’ISIS, durata dal 2014 al 2017. Tuttavia, il sistema “quote” e la corruzione dilagante nel Paese, così come l’abuso di potere e la presenza ai vertici di alcuni partiti religiosi e delle milizie, continuano a ostacolare l’istituzione e il funzionamento dello Stato in modo efficace e rapido. Non da ultimo, le istituzioni e infrastrutture irachene devono ancora riprendersi da decenni segnati da combattimenti settari, occupazione straniera, invasione degli Stati Uniti, sanzioni internazionali e guerre con i propri vicini.

Inoltre, sebbene l’Iraq disponga della quarta più grande riserva petrolifera, a detta del Fondo Monetario Internazionale, la maggior parte della popolazione, pari a circa 40 milioni, vive in condizioni di povertà senza un’adeguata assistenza sanitaria, istruzione, elettricità o altri servizi. Non da ultimo, i giovani criticano l’incapacità del governo di fornire posti di lavoro adeguati. Secondo la World Bank, la disoccupazione giovanile raggiunge circa il 25%. Non da ultimo, l’Iraq ha raggiunto un punteggio di 18 su 100 nella lista Paesi più corrotti al mondo, secondo i dati di Transparency International, dove 0 indica un alto livello di corruzione. Ciò è dovuto al fatto che circa 450 miliardi di dollari di fondi pubblici sono scomparsi dalla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, ovvero quattro volte il bilancio dello Stato e più del doppio del PIL dell’Iraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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